Fumarola: condizionamenti culturali pesano soprattutto sulle caregiver
La maggiore presenza delle donne nel lavoro di cura, dall’accudire i bambini al prestare assistenza agli anziani, è più il risultato di una gerarchia di ruoli che una vocazione. Lo dice a chiare lettere Daniela Fumarola, segretaria generale Cisl, in un’intervista pubblicata il 5 settembre su “La gazzetta delle donne”, magazine de “La Gazzetta del Mezzogiorno”.
Fumarola osserva che i ruoli in famiglia, la società, il mercato del lavoro, persino il welfare si sono organizzati pensando a un caregiving al femminile; al tempo stesso, però, il lavoro di cura è sottovalutato, relegato in un ambito informale e in questo modo finisce per penalizzare le donne, una volta di più.
Secondo Istat (dati al 2024, diffusi nel luglio 2026) i caregiver in Italia sono circa 12 milioni. I caregiver di persone non coabitanti sono 9 milioni 600mila, il 19,4% della popolazione maggiorenne. Le donne forniscono questo tipo di aiuto per il 21,7% contro il 17,0% degli uomini.
Donne e lavoro di cura in Italia
I caregiver familiari sono 4,4 milioni. Il divario di genere si rende più evidente quando il carico di lavoro è maggiore; tra coloro che prestano cure almeno 20 ore a settimana, le donne raggiungono il 33,1%, contro il 24,8% degli uomini. Inoltre, le quote più elevate si registrano nelle classi di età adulte e anziane, dove oltre una su tre è coinvolta in forme intense di cura.
Nell’intervista, del resto, Fumarola rileva che “il salto culturale è più lento del bisogno” e che è importante potenziare la contrattazione sociale, programmare, con gli enti locali, servizi per sostenere le famiglie, incentivare politiche di conciliazione.
Per Fumarola
la parità sostanziale è un traguardo di equità, ma anche un obiettivo economico fondamentale.
(Foto di Rizky Sabriansyah via Unsplash)
