La nota di Cgil Milano, Cgil Ticino-Olona, Cisl Milano Metropoli, Uil Milano e Lombardia e i Patronati sulla sperimentazione
La riforma della disabilità vede emergere, anche a Milano, i nodi non risolti della nuova procedura. Una nota di Cgil Milano, Cgil Ticino-Olona, Cisl Milano Metropoli, Uil Milano e Lombardia e dei rispettivi Patronati, mette in evidenza i problemi della sperimentazione, che dopo la fase a Brescia e in altre 39 province italiane, dal primo marzo 2026 è approdata nel milanese.
Da questo mese, dunque, l’accertamento della disabilità passa da un certificato medico introduttivo, rilasciato da un medico ospedaliero o di medicina generale e dalla valutazione e dal riconoscimento in carico all’Inps. Il problema: alcuni medici di base non rilasciano il certificato medico introduttivo; quelli che lo fanno chiedono spesso il pagamento di cifre altissime, da 180 a 300 euro.
Il secondo collo di bottiglia deriva dalla decisione di accentrare nelle commissioni mediche Inps il riconoscimento della disabilità. Attualmente, denunciano i sindacati, risulta aperta una sola sede Inps in tutto il territorio dell’area metropolitana di Milano, a fronte delle quattro – già insufficienti – annunciate. Anche quanto l’utente ottiene il certificato medico introduttivo, quindi, può trovarsi ad affrontare tempi lunghissimi, sia per la convocazione in commissione sia per il rilascio dei documenti.
I sindacati chiedono l’intervento delle istituzioni
Analoghe difficoltà si erano già viste nella sperimentazione del 2025: un paradosso per una riforma che avrebbe dovuto semplificare l’iter.
Dicono i sindacati:
Cgil Milano, Cgil Ticino-Olona, Cisl Milano Metropoli, Uil Milano e Lombardia e i rispettivi Patronati chiedono un intervento immediato delle Istituzioni, a partire dal Governo e dalla Ministra per le Disabilità. Occorre agire subito per evitare che una riforma nata con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità finisca, nei fatti, per trasformarsi in un ulteriore ostacolo e in una nuova forma di discriminazione nei confronti dei soggetti più fragili.
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