Lavoro e pensioni: gli ultimi dati Inps

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I numeri del rapporto annuale. Ganga: guardare alla qualità dell’occupazione

Il nesso tra lavoro e pensioni è tra i nodi emersi nel XXV rapporto Inps, presentato il 9 luglio. Gabriele Fava, presidente dell’istituto, ha detto quali condizioni influenzano e influenzeranno la tenuta del sistema previdenziale: il calo demografico, i numeri degli occupati e il livello dei salari, perché dalla crescita del lavoro dipenderanno le pensioni future.

Ad, oggi, il numero dei pensionati è pari a 16,4 milioni, di cui il 96% percepisce una prestazione Inps. Gli occupati in aumento sono una buona notizia: nel 2025 gli assicurati Inps raggiungono quota 27,2 milioni, con un incremento di circa 244 mila unità rispetto al 2024 e di 1,7 milioni rispetto al periodo pre-pandemico (+6,8%). Aumentano tra il 2019 e il 2025, in particolare, i giovani fino a 34 anni (+12,4%), donne (+7,8%) e lavoratori extra UE (+35,5%).
Anche la retribuzione media annuale lorda è in crescita, del 3,6% rispetto all’ultimo anno; eppure, l’aumento non è in grado di recuperare gli effetti della crescita dell’inflazione accumulata nel 2022-2023.

Lavoro e pensioni: le questioni aperte

Un aspetto da segnalare è l’aumento della componente assistenziale. Un esempio è l’indennità di accompagnamento, che ha visto il raddoppio tra il 2002 e il 2026, passando da circa 1 milione a quasi 2,2 milioni di prestazioni. È un effetto della curva demografica, che registra un numero più alto di anziani e grandi anziani, mentre l’avanzare dell’aspettativa di vita porta con sé un altro fenomeno: i pensionati che continuano a lavorare. Tra i pensionati con decorrenza 2019-2023, quasi il 6% risulta presente negli archivi dei lavoratori dipendenti del settore privato.

Ignazio Ganga, segretario confederale Cisl, ha commentato i dati, sottolineando il rapporto tra le condizioni e la qualità del lavoro di oggi con le pensioni di domani:

Per rafforzare la previdenza è quindi necessario favorire le condizioni per uno sviluppo economico del Paese che sia in grado di produrre buona occupazione e salari adeguati. Nonostante i risultati positivi degli ultimi anni permane forte l’esigenza di rafforzare le condizioni di accesso al lavoro, soprattutto per giovani e donne, migliorare le condizioni retributive attraverso il ricorso ai contratti collettivi sottoscritti dalle Organizzazioni comparativamente più rappresentative e rinnovare tutti i contratti alle scadenze naturali.

Foto di Age Cymru via Unsplash

Per approfondire:

https://www.conquistedellavoro.it/pensioni/in-pensione-sempre-pi%C3%B9-tardi-1.3355293

Previdenza. Ganga: «Da rapporto Inps il sistema tiene. Ma il futuro delle pensioni passa dal lavoro di qualità»