Category: Ambiente

Rapporto Economia circolare 15 Apr
By: Claudia Silivestro 0

L’economia circolare è la risposta alla futura mancanza di materie prime?

Il quarto rapporto sull’economia circolare in Italia mette in evidenza i vantaggi del riuso, del riciclo e di un utilizzo più sostenibile delle risorse

L’economia circolare è la risposta ai problemi di approvvigionamento di materie prime? Questa è la prospettiva ventilata dal Quarto rapporto sull’economia circolare in Italia, l’edizione del 2022, presentata alcuni giorni fa, il 5 aprile, e realizzato dal Cen, Circular Economy Network, in collaborazione con Enea. Secondo lo studio, l’economia circolare può superare i limiti di uno sviluppo ispirato a un progressivo consumo di risorse naturali fino al loro esaurimento. La crisi nel reperimento delle materie prime che si è verificata con la ripresa economica dopo la pandemia, infatti, sarebbe stata innescata da un approccio definito “lineare”.
Si legge nella Sintesi del rapporto:

“(…)il disaccoppiamento della crescita economica dal consumo delle materie prime vergini (…) è l’obiettivo strategico dell’economia circolare e del Green Deal europeo”.

L’economia circolare in Italia

L’economia circolare è già presente in Italia, anche se si presenta in un quadro disomogeneo: molto sviluppato sotto l’aspetto della raccolta differenziata dei rifiuti, meno positivo sotto il profilo del consumo di suolo e dell’innovazione. Nell’insieme, le diverse componenti che contribuiscono all’economia circolare devono ancora vedere a pieno la loro diffusione: tra altri, c’è il consumo di energia rinnovabile, la riparazione dei beni, il consumo dei materiali. L’Italia, del resto, sarebbe tra i primi paesi a vedere un trend di circolarità in crescita,  con l’incremento più alto negli ultimi cinque anni.

Nel rapporto si sottolinea che:

“È necessario ora dare rapida e piena attuazione alle misure contenute nel Pnrr: definire un’efficace Strategia nazionale per l’economia circolare, realizzare gli investimenti per gli impianti, semplificare le procedure per l’end of waste, rafforzare gli strumenti di politica industriale a sostegno degli investimenti delle imprese in direzione della circolarità (…)”.

Per consultare il rapporto:

https://circulareconomynetwork.it/rapporto-2022/

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17 Set
By: Staff 0

Cambiamento climatico: obiettivi da migliorare.

Si avvicina la giornata globale di azione per il clima del 24 settembre.

CGIL, CISL e UIL sostengono unitariamente questa giornata e sono impegnate a tutti i livelli delle proprie organizzazioni nella battaglia per la giustizia climatica e la giusta transizione.

Il sesto rapporto del Gruppo Intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), uscito ad agosto ha lanciato l’ennesimo allarme sulle conseguenze drammatiche del cambiamento climatico.

Il report è un monito sulla responsabilità delle attività umane, perché se si realizzassero interventi tempestivi e sostanziali con estrema urgenza, sarebbe ancora possibile contenere l’incremento della temperatura entro 1,5°C.

Gli attuali impegni volontari dei vari Governi, presentati nell’ambito dell’Accordo di Parigi sul Clima, sono invece ancora molto distanti da quanto sarebbe necessario per centrare l’obiettivo suddetto.

Anche gli impegni assunti dall’Italia con il PNIEC, con la Strategia per la decarbonizzazione al 2050 e con il PNRR non sono sufficienti a garantire al nostro Paese una Giusta Transizione che garantisca lavoro, tutela dell’ambiente, del clima e della salute.

In questo quadro di riferimento così drammatico il nostro Governo deve fare la sua parte per accelerare l’azione per il clima e la transizione energetica, grazie anche al ruolo che può svolgere attraverso la co-presidenza della COP26 e la realizzazione della Youth4climate e della pre-COP di Milano dal 28 settembre al 2 ottobre, nonché tramite la presidenza italiana del G20 che si concluderà con il summit di Roma del 30 e 31 ottobre prossimi.

Oltre all’impegno per la giornata del 24, e ad altre iniziative delle singole organizzazioni, unitariamente le nostre organizzazioni aderiscono alla Giornata globale di azione sindacale per il Clima e il Lavoro promossa dalla CSI (Confederazione Internazionale dei Sindacati), prevista per il prossimo 22 settembre.

Nel promuovere l’iniziativa, la CSI mette in evidenza la corsa contro il tempo che dobbiamo affrontare per rispondere al cambiamento climatico, che, se lasciato incontrollato, diventerà una minaccia per tutti e renderà inabitabili intere regioni del pianeta. Già oggi, gli eventi meteorologici estremi stanno distruggendo posti di lavoro e mezzi di sussistenza.

L’obiettivo dell’iniziativa è che, idealmente nella giornata del 22 settembre p.v., i lavoratori di tutto il mondo si confrontino con le aziende per discutere di piani aziendali per la resilienza, la riduzione delle emissioni e la riconversione ecologica delle produzioni, in un quadro di Giusta Transizione.

Piattaforma CGIL CISL UIL per la Giusta Transizione

Lettera unitaria CEPOW 2021

Lettera Cgil Cisl Uil

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03 Ago
By: Staff 0

Cambia il clima: in vent’anni quasi ottanta miliardi di danni

Il cambiamento climatico e i suoi drammatici effetti sono una realtà concreta e misurabile anche sulle nostre economie.

Nel periodo che va dal 1995 al 2017, alluvioni, tempeste, siccità e terremoti hanno provocato degli shock economici negativi nell’Unione europea con un conseguente calo della produzione interna, causando quasi 77 miliardi di danni.

Di questi: 43,5 miliardi direttamente collegabili ai disastri naturali; 33,4 miliardi di euro derivanti dai legami economici con le aree colpite da calamità naturali. La fotografia è restituita dal progetto di ricerca Titan, realizzato dal programma europeo Espon, specializzato in analisi delle politiche regionali.

Tra i Paesi più esposti c’è anche l’Italia, dove a subire di più i colpi del cambiamento climatico spiccano l’Abruzzo e diverse province in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia.

Non va comunque meglio sul versante occidentale europeo, dove a soffrire i maggiori danni sono state alcune aree nel Regno Unito, in Irlanda, Danimarca, Francia e Spagna.

Le tempeste di vento e le alluvioni sono, tra le calamità naturali osservate, quelle che hanno lasciato ricadute economiche e disastri più pesanti dietro sé.

Tra il 1981 e il 2010, questi fenomeni hanno causato il 76% dei danni, seguiti da siccità e terremoti, ciascuno responsabile per il 24%.

Le regioni più interessate dalle calamità naturali non sono comunque necessariamente quelle che soffrono le maggiori perdite economiche.

Francia e Germania, ad esempio, sono le aree più colpite dalla siccità, ma i danni più consistenti causati da questo fenomeno si registrano nei Paesi del Mediterraneo (Italia e Spagna su tutti), e dell’Europa centro-orientale (Romania e Ungheria).

Secondo lo studio, i territori più vulnerabili e a rischio anche per il prossimo futuro si trovano nella regione baltica e nell’Europa orientale e meridionale.

Aree nelle quali, complessivamente, si concentrano 116 milioni di persone su un totale di 528 milioni, pari al 22% della popolazione europea.

 G.G. su Conquiste del Lavoro

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