Category: Attualità

28 Mag
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Covid 19: lavoratori tutelati dall’INAIL, imprenditori responsabili solo quando non rispettano i protocolli di sicurezza

INAIL, con una sua circolare del 30 maggio scorso, torna sul tema della protezione antinfortunistica dei lavoratori che sono rimasti contagiati da covid 19 sul posto di lavoro.

La circolare è anche una risposta alle critiche, spesso pretestuose, che erano venute dal mondo imprenditoriale.

La circolare ha anzitutto chiarito che “L’infezione da coronavirus, come accade per tutte le infezioni da agenti biologici se contratta in occasione di lavoro, è tutelata dall’INAIL quale infortunio sul lavoro e ciò anche nelle situazioni eccezionali di pandemia causata da un diffuso rischio di contagio in tutta la popolazione.”

Si tratta della riaffermazione di principi vigenti da decenni nell’ambito della disciplina specialistica infortunistica e confermati dalla scienza medico-legale e dalla giurisprudenza di legittimità in materia di patologie causate da agenti biologici.

La circolare torna anche sul tema della responsabilità del datore di lavoro.

Questa è ipotizzabile solo in caso di violazioni della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche che, nel caso dell’emergenza da covid 19, si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali.

In sostanza il datore di lavoro non può essere perseguito se ha rispettato scrupolosamente le norme di legge e i protocolli di sicurezza obbligatori.

Il rispetto di tutte le misure di contenimento previste, se sufficiente a escludere la responsabilità civile del datore di lavoro, tuttavia non è certo bastevole per invocare la mancata tutela infortunistica nel caso di contagio da covid-19, perché è impossibile pretendere negli ambienti di lavoro il rischio Zero.

Scarica la circolare INAIL

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27 Mag
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Sanità in Lombardia, giusto, doveroso e responsabile chiedersi che cosa è successo con la pandemia

Emilio Didonè invita tutti a una consapevole riflessione su quanto è successo, a ricordare i fatti così come sono, a leggere le decisioni e le carte. Insomma, un accorato invito a coerenza e senso di responsabilità.

In merito alla sanità in Lombardia e al dibattito dei giorni scorsi, Emilio Didonè, segretario generale Fnp Cisl Lombardia, interviene “a freddo” con una riflessione aperta a istituzioni, mondo della politica, organi di informazione, associazioni, lavoratori, pensionati, cittadini.

“Le recenti dichiarazioni alla Camera (la sede idonea in questi casi), le divergenze sulla gestione dell’emergenza tra Regioni e Governo, le divergenza tra Regioni e Regioni, le divergenza tra Regioni e Comuni meritano un’analisi onesta, il più corretta possibile intellettualmente e scevra da qualsiasi pregiudizio”.

Dichiara Emilio Didonè che “In queste settimane, ci accade di notare una distanza tra i fatti reali di come li stiamo vivendo e le diverse interpretazioni dei media.

La percezione dei fatti, vissuti in prima persona, non ha nulla a che vedere con quello che raccontano i media.

Constatiamo che, se si critica la sanità in Lombardia è lesa maestà, subito si levano fortissime voci di protesta, quasi che si trattasse di un sistema da difendere sempre e in ogni caso, a prescindere”.

“In Cisl pensionati, siamo e restiamo autonomi e indipendenti da ogni posizione politica: siamo testimoni di ciò che accaduto, di ciò che accade e di ciò che si potrebbe migliorare, a prescindere dal colore politico dei rappresentanti delle istituzioni. Più volte, nel parlare della situazione nazionale e regionale, siamo intervenuti, persuasi che criticare il nostro Paese significa amarlo.

La reazione alla critica, allora, non dovrebbe essere di solo sdegno e di negazione, persino dell’evidenza.

Una sana reazione alla critica – continua Didonè – vorrebbe dire essere capaci di fare autocritica, riconoscere i propri errori, lavorare per non ripeterli e per migliorare il sistema dove si è dimostrato più carente. Dopo il primo modello arriva il secondo, il terzo, eccetera,  sempre meglio del precedente, se vuoi soddisfare i cittadini”.

“Sul territorio lombardo i numeri dei contagi, dei decessi, della diffusione della malattia, della tragedia che si è consumata nelle Rsa sono troppo alti perché si possa parlare solo di sfortuna, di casualità e di tsunami.

“Il sindacato dei pensionati Cisl Lombardia, sin da fine febbraio, si è esposto in prima persona (contro il parere di molti) a chiedere prudenza e cautela, in particolare agli anziani, nei comportamenti individuali per quella che si preannunciava da subito un’emergenza di grandi proporzioni.

A marzo, il sindacato dei pensionati, unitariamente, ha dichiarato “inapplicabile” la delibera regionale che permetteva alle Rsa di ospitare pazienti Covid19.

Si sono succeduti poi diverse dichiarazioni pubbliche, richieste di incontro e comunicati stampa che chiedevano più controlli e più interventi, visto il livello di contagio negli ospedali, tra gli operatori sanitari, tra i medici di base, nelle stesse Rsa.

Tutte ignorate da Regione Lombardia che ha continuato a fare errori senza mai ascoltarci”.

“Sulla necessità di rafforzare la medicina territoriale, sull’importanza dell’assistenza domiciliare, della telemedicina, del prendersi cura della persona e di un modello sanitario che “non penalizzi” la sanità pubblica, il sindacato si è speso da sempre.

Ora ci siamo tutti resi conto che la sanità è una “res cosa pubblica” e ci chiediamo: ma quali e quanti interessi si muovono in Lombardia, se ogni accenno di critica alla situazione attuale crea tanto scompiglio?”.

“Oggi come in futuro – conclude Didonè – tutti noi siamo chiamati a rispondere alla nostra coscienza, ai nostri valori, all’esame dei fatti così come si sono svolti, alla memoria puntuale di quello che è successo.

Tutti noi siamo costretti a guardarci allo specchio, richiamati alla coerenza tra la nostra oratoria e i nostri comportamenti.

Vale per tutti: cittadini, rappresentanti politici, responsabili delle istituzioni. Almeno a partire da ora, che si provi a far coincidere parole e fatti”.

 

 

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27 Mag
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RSA: Cara Regione, devi voltare pagina. Lettera a Gallera dei sindacati dei pensionati

“Ribadiamo ancora una volta la nostra totale contrarietà alla presenza promiscua, all’interno delle RSA di pazienti Covid positivi e non Covid.

Pertanto le RSA Covid dedicate dovranno essere necessariamente strutture totalmente indipendenti ed autonome dal punto di vista sia strutturale che organizzativo.

L’eventuale decisione di trasformare una RSA in RSA Covid non dovrà comportare disagi o costi aggiuntivi per gli anziani ospiti e per i loro familiari.”

Con una lettera alla regione i sindacati dei pensionati tornano ad esprimere la loro opinione sulla presenza di ammalati covid-19 nelle RSA dopo che l’assessore Gallera, nel corso della riunione dell’Osservatorio RSA del 21 maggio aveva riproposto, pur con maggiore cautela, la possibilità del trasferimento di ammalati non gravi anche nelle case per gli anziani.

FNP SPI UILP chiedono anche che qualsiasi decisione sia presa con il loro coinvolgimento in rappresentanza degli anziani ricoverati nelle strutture.

Nella stessa lettera viene ribadita anche la richiesta di una modifica radicale del sistema degli accreditamenti dopo che i fatti degli ultimi mesi, purtroppo, hanno dimostrato tutta la sua inadeguatezza.

Leggi la lettera completa

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26 Mag
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Poesia e prosa del lavoro: la scadenza del concorso slitta al 30 giugno

Ancora qualche settimana di tempo per presentare i propri lavori al concorso “Poesia e prosa del lavoro.”

L’iniziativa culturale, ormai giunta alla settimana edizione, come ogni anno è organizzata dalla CISL e dalla FNP di Milano Metropoli, in collaborazione con “LAssociazione”.

Si rivolge a poeti e narratori di tutte le età che vogliono cimentarsi con loro testi ispirati al mondo del lavoro.

A causa della pandemia, gli organizzatori hanno deciso di prorogare i termini per la presentazione degli elaborati al 30 giugno 2020.

Scarica il volantino

Scarica il pieghevole con il bando del concorso

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25 Mag
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Decreto “Rilancio”: I provvedimenti che aiutano le famiglie

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

Nel provvedimento troverete una serie di misure a sostegno delle famiglie italiane, che non solo rafforzano e prolungano molti interventi del decreto “Cura Italia”, aiutando i genitori lavoratori, ma introducono nuovi strumenti come il Reddito di Emergenza, destinato ai nuclei familiari più fragili e importanti stanziamenti per allargare le tutele sociali, affinché l’emergenza non pesi sulle famiglie e sulle condizioni di vulnerabilità.

Famiglia: Specifici congedi per i dipendenti (Art.72) per l’anno 2020 a decorrere dal 5 marzo e sino al 31 luglio 2020, e per un periodo continuativo o frazionato comunque non superiore a trenta giorni, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato hanno diritto a fruire, per i figli di età non superiore ai 12 anni, di uno specifico congedo, per il quale è riconosciuta una indennità pari al 50 percento della retribuzione. La norma prevede ancora che i genitori lavoratori dipendenti del settore privato con figli minori di anni 16, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia altro genitore non lavoratore, hanno diritto di astenersi dal lavoro per l’intero periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, senza corresponsione di indennità né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Il bonus baby sitting sale da 600 a 1.200 euro e per i lavoratori dipendenti del settore sanitario, il comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico aumenta da 1.000 a 2.000 euro. Il bonus è erogato, in alternativa, direttamente al richiedente, per la comprovata iscrizione ai centri estivi, ai servizi integrativi per l’infanzia, ai servizi socio-educativi territoriali, ai centri con funzione educativa e ricreativa e ai servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia. La fruizione del bonus per servizi integrativi per l’infanzia è incompatibile con la fruizione del bonus asilo nido.

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21 Mag
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Non abbassiamo la guardia: dobbiamo continuare a mantenere la giusta paura del contagio

La paura è un’emozione antica, potente e utile; ci permette di prevenire i pericoli ed evitarli.

Avere la “giusta” paura non solo è normale ma ci protegge dal pericolo, di essere contagiati e contagiare gli altri, spingendoci dunque ad attuare tutte le misure preventive e cautelative che le Autorità ci hanno invitato ad intraprendere.

La prima cosa da fare è fare attenzione e mettere in atto quei comportamenti virtuosi che sentiamo ripetere ogni giorno: mantenere una distanza di sicurezza dagli altri (parenti e amici inclusi), lavarsi spesso le mani senza temere di esagerare, evitare strette di mano baci e abbracci, stare il più possibile in casa ma uscire quando occorre.

Più mettiamo in atto comportamenti di questo tipo, più ci sentiamo protetti, rassicurati, meno ansiosi.

Ma ricordiamoci anche che non esiste solo il coronavirus! Nonostante la realtà di ogni giorno ce lo ricordi costantemente, è importante riprovare a portare la nostra attenzione anche su altro.

Riconcentrarsi e dirottare il pensiero su cose e persone che possono darci piacere, che possono svagare la mente impegnandoci in attività concrete che ci appassionano.

Riprendere con la saggia prudenza a vivere la normalità è il miglior toccasana contro ansia, pensieri ripetitivi, negativi e spesso inconcludenti.

Proviamo a ricominciare in sicurezza con disposizioni che ogni governatore o sindaco potrà decidere. Da ricordare:
il metro di distanza minima da tenere sempre presente nei rapporti sociali, 37,5 è la temperatura oltre la quale sarà vietato uscire di casa e/o fare ingresso in qualsiasi luogo, divieto di assembramento.

Per tutte le attività che ripartono «Regioni e Province autonome devono aver preventivamente accertato la compatibilità con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori» e aver «individuato protocolli o linee guida per ridurre i rischi». Indicazioni che verranno riviste se la curva epidemica subirà variazioni.

Anziani e persone fragili

Non ci sono categorie per le quali scattano particolari divieti ma “è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità, ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità”.

Inoltre è consigliato di:

  • lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con una soluzione idroalcolica per almeno 40 – 60 secondi,
  • rispettare la misura di distanziamento sociale che significa stare lontani almeno 1 metro dalle altre persone,
  • evitare abbracci e strette di mano,
  • arieggiare spesso gli ambienti in cui si soggiorna,
  • curare la pulizia delle superfici.

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Di Emilio Didoné, Segretario Generale FNP Lombardia

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21 Mag
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Anche per Regione Lombardia privato non è più bello

Le dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Regione Lombardia sul Corriere della Sera di oggi sono inaccettabili.

Il modello sanitario lombardo, a distanza di 5 anni dalla legge che l’ha istituito, ha dimostrato tutte le sue debolezze e le sue lacune, che con l’arrivo del Covid 19 si sono purtroppo concretizzate in oltre 15.000 morti, soprattutto tra gli anziani.

Quando Fontana afferma che si stava già rafforzando la medicina del territorio, omette di dire che il percorso di attivazione della rete territoriale assistenziale ci è stato presentato nel mese di luglio dello scorso anno e poi, inspiegabilmente, tutto si è fermato.

L’unica cosa che è stata fatta da luglio all’inizio del 2020 è stata la riorganizzazione della rete ospedaliera, attraverso chiusure di reparti e riduzioni di servizi, senza compensare i tagli con interventi sul territorio.

Noi in rappresentanza del sindacato pensionati abbiamo più volte e in tantissime occasioni fatto presente a Regione Lombardia le criticità di quel percorso che rischiavano, ancora una volta, di rivelarsi un fallimento come lo è stato il modello di “presa in carico” dei malati cronici avviato nel 2018.

Nessuna attenzione è stata prestata da Regione Lombardia ai nostri contributi e il risultato, purtroppo, si è visto nell’emergenza.

Sulle migliaia di morti all’interno delle RSA è quantomeno stucchevole il continuo rimpallo di responsabilità tra Regione Lombardia ed i gestori delle RSA. 

Il presidente dice che il compito della regione è controllare il rispetto dei protocolli, ci dica se questo è avvenuto e come.

Sempre il presidente Fontana scarica le responsabilità sulle RSA asserendo che si tratta di enti privati, confermando la critica più forte che abbiamo sempre fatto.

Privatizzare la salute dei cittadini facendola diventare occasione di profitto è stato un errore, ora implicitamente riconosciuto dallo stesso presidente.

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Comunicato di FNP SPI  UILP Lombardia

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18 Mag
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Il Corona Virus in Lombardia: problemi, difficoltà e errori

Una dura presa di posizione del Coordinamento Sanità della CISL di Milano Metropoli

Il triste primato lombardo: Pochi tamponi e medicina territoriale carente, è così che la malattia ha superato ogni altra regione italiana

Pubblichiamo il documento integrale del Coordinamento Sanità della CISL di Milano Metropoli, composto, oltre che dalla confederazione, da: FNP (pensionati), FP (funzione pubblica) e CISL Medici. Vengono analizzati i problemi legati alla pandemia nel territorio milanese e il ruolo della ATS con la quale il sindacato ha inutilmente cercato un dialogo

Il drammatico periodo, che non è ancora alle nostre spalle, di contagi e di decessi da Covid – 19 ha una volta di più evidenziato tutte le debolezze del sistema sanitario lombardo, in particolare per quanto riguarda la sanità territoriale.

Gli ultimi dati forniti da ISTAT e Istituto Superiore di Sanità, per ora fermi alla fine di marzo, evidenziano come la nostra regione sia stata quella non solo più colpita dal virus, ma anche quella che ha vissuto le conseguenze più drammatiche.

I decessi tra febbraio e fine marzo in Lombardia sono quasi triplicati (+186%) rispetto a quelli dello stesso periodo della media dei cinque anni precedenti.

Nessuna regione del centro nord, tutte colpite pesantemente dal virus, ha un tasso di mortalità così alto.

In Veneto, dove a febbraio si era verificato il primo focolaio simile a quello che negli stessi giorni era scoppiato a Codogno in Lombardia, a fine marzo si registrava un aumento di mortalità del 24%, in Emilia Romagna del 70%, in Liguria del 50%, in Trentino del 65%.

Differenze così marcate non possono essere attribuite soltanto a fattori casuali o non controllabili o addirittura naturali.

E nemmeno a una meno valida capacità di cura negli ospedali che, in Lombardia, sono in massima parte delle eccellenze, con medici e personale sanitario che in questi mesi si è prodigato in modo eccezionale, spesso senza tutti gli strumenti di prevenzione necessari, pagando con contagi e lutti il proprio impegno.

Le cause vanno invece ricercate nella capacità complessiva del sistema di tenere sotto controllo lo sviluppo della malattia e di dimostrarsi efficace nel contrasto al virus.

Da un’altra ricerca pubblicata nelle scorse settimane sui quotidiani nazionali si evinceva che la Lombardia registrava il triste primato dei decessi a livello nazionale, il 51% del totale, un numero di contagiati riconosciuti del 36% e un numero di tamponi effettuati del 19%, sempre in rapporto ai dati nazionali.

È evidente che la capacità di tracciamento del sistema sanitario lombardo si è dimostrato molto meno efficace di quello di altre regioni contigue.

Meno tamponi ha anche significato una sotto stima del numero reale dei contagiati, sintomatici e asintomatici e, come risultato, una minore capacità di affrontare per tempo il male e di prevenire la diffusione del contagio.

Le conseguenze si sono viste sul territorio, soprattutto tra i soggetti più fragili, in particolare nelle RSA e nelle altre strutture protette, nelle quali si sono ritardati i tamponi anche quando la malattia ha cominciato a fare le prime vittime, non tracciando, non isolando adeguatamente i contagiati, non prevenendo.

Non conosciamo i dati complessivi del numero di morti per covid 19 nelle case di cura, proprio perché in gran parte non sono stati registrati, ma sappiamo che la mortalità rispetto agli anni precedenti è aumentata vertiginosamente, fino a triplicare o a quadruplicare nei casi estremi.

ATS sostiene che la mortalità tra gli anziani delle RSA non è dissimile a quella registrata nel territorio.

Una ragione di più per preoccuparsi.

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12 Mag
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Sviluppo, lavoro, salute, uguaglianza sociale: Il decalogo della CISL per la ripartenza

“La pandemia, come una moderna apocalisse, ha alzato il velo su molti dilemmi, rimossi o accantonati, che hanno direttamente a che fare con i valori e i fini dei nostri modelli di economia, di società, di convivenza e con il senso stesso del nostro futuro. Una lezione drammatica sulla quale bisogna riflettere“

Inizia così il lungo documento dal titolo: “Oltre la pandemia, un decalogo per la ripartenza” nel quale la CISL, dopo un’analisi accurata della situazione sanitaria, sociale ed economica, definisce una serie di proposte per la ripresa e per l’avvio di un nuovo modello di relazioni industriali basato su concertazione e partecipazione.

Il documento così prosegue:

“Dall’origine della pandemia che non è priva di rapporti col nostro modello di crescita che depreda illimitatamente le risorse della Terra e distrugge gli ecosistemi; al ritorno della centralità dello Stato, del bilancio pubblico, della dimensione collettiva per affrontare le devastanti ricadute economiche e sociali del virus, dopo decenni di retorica celebrativa dei poteri di autoregolazione e di auto generazione del mercato unite a sollecitazioni a privatizzare tutto il privatizzabile; al riconoscimento che i diritti e le tutele del lavoro, i sistemi di welfare, a partire dalla sanità, lungi dall’essere un costo da tagliare per competere meglio, sono decisivi per contrastare il contagio, ridurre o annullare il blocco delle produzioni preservando il lavoro in condizioni di assoluta sicurezza, difendere le condizioni di occupazione, di reddito, di benessere conquistati.

La pandemia ha, altresì, messo a nudo i limiti strutturali dell’economia del nostro Paese: bassa produttività media totale, bassi salari, caduta degli investimenti, crescita costante delle diseguaglianze, mancanza di adeguate tutele della salute e della sicurezza sul lavoro, storici ed insuperati squilibri fra Centro-Nord e Mezzogiorno, emigrazione crescente dei giovani, in gran parte laureati e diplomati, povertà in elevata espansione. Un modello di economia che oscilla, da oltre un decennio, fra stagnazione e recessione e che non riesce a reggere sviluppo, occupazione, reddito, coesione sociale, benessere, prospettive certe di futuro per l’intero paese.”

Un ampio spazio del documento è dedicato alla salute e alla necessità di rafforzare e riportare ad unità il sistema sanitario italiano:

“Va riaffermato un ruolo forte dello Stato a garanzia e a tutela del diritto costituzionale alla salute e per la determinazione dei livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni, che vanno garantiti in modo uniforme sull’intero territorio nazionale tramite una rete di servizi pubblici forte, strutturata e capillarmente diffusa.

L’attacco pandemico ha piegato, nelle regioni a maggior impatto, il nostro Servizio Sanitario Nazionale indebolito da costanti tagli ai finanziamenti (oltre 35 mld €) che hanno ridotto personale sanitario, servizi, prestazioni.

La repentina ed obbligata inversione di tendenza del Governo è benvenuta ma, ancora, ampiamente insufficiente.

È indifferibile continuare il rafforzamento degli organici (medici e personale sanitario); delle reti di assistenza territoriale pubblica ed in regime convenzionato; aumentare decisamente i posti letto, soprattutto nelle terapie intensive; incrementare l’acquisto di dispositivi medici e di protezione individuale.

Si tratta di dare solida stabilità strutturale alla risposta emergenziale, di dimensionare l’intero sistema sulla virulenza dimostrata dalla pandemia, di separare ospedali Covid e non Covid, di rafforzare la medicina di base, la cura e l’assistenza primaria prima e dopo il ricovero ospedaliero e la rete integrata di servizi e prestazioni territoriali, di salvaguardare il diritto costituzionale alla salute ed il modello di sanità universale sull’intero territorio nazionale, superando le persistenti diseguaglianze regionali e territoriali.”

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12 Mag
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Facciamo come con Ciampi. Le proposte di Annamaria Furlan per la ripresa economica e nuove relazioni industriali

“Il grande esempio di moralità di Carlo Azeglio Ciampi e le sue scelte di politica economica hanno segnato positivamente la storia del nostro paese. Ecco perché la sua lezione resta più che mai viva ed attuale.”

Così comincia il suo intervento Annamaria Furlan, segretaria generale della CISL, pubblicato sul Sole 24 ore.

“Anche oggi, – prosegue – come avvenne con gli accordi sulla politica dei redditi, sarebbe necessario un patto sociale per la crescita con una corresponsabilizzazione sugli investimenti pubblici e privati, le nuove infrastrutture, la ricerca, l’innovazione, l’energia pulita, la qualità di ciò che produciamo.

L’Italia ha ancora più di 3 milioni di disoccupati e, con le previsioni di crescita del governo, ci vorranno molti anni per rincorrere quello che altri paesi hanno saputo fare con grande unità di intenti e determinazione.

Non a caso tutte le associazioni imprenditoriali ed i sindacati stanno discutendo di come cambiare le politiche attive del lavoro, di ricollocazione dei lavoratori con una formazione adeguata e soprattutto di un nuovo sistema di relazioni industriali più innovativo che, attraverso la contrattazione, aumenti la produttività e i salari.

Questo è quello che ci chiede l’Europa e su cui dobbiamo trovare una sintesi rendendo i lavoratori protagonisti di questa svolta.

Scelte che dovranno responsabilizzare le parti sociali, sindacali e datoriali, ma richiedono anche una politica del Governo lungimirante e non limitata al momento contingente.

“La legge di stabilità – ribadisce Furlan – sarà la cartina di tornasole per giudicare l’impegno e la volontà del governo a favorire l’intesa tra le parti sociali, imboccando la strada degli investimenti selettivi, rendendo stabile la tassazione del salario legato alla produttività e riducendo fortemente anche le imposte per chi investe in innovazione ricerca formazione qualità del prodotto.”

Leggi l’intervento completo.

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