Category: Contrattazione

19 Nov
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Manovra: Sindacati pensionati, inserire misure a favore dei pensionati e degli anziani

Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil ribadiscono la richiesta a Governo e Parlamento di inserire nella manovra di bilancio e nei prossimi provvedimenti legislativi anche misure a favore dei pensionati e degli anziani.

“Siamo consapevoli della gravità del momento e della necessità di un Patto per il Paese che unisca lavoratori e pensionati, giovani e anziani – affermano i Segretari generali di Spi, Fnp, Uilp, Ivan Pedretti, Piero Ragazzini, Carmelo Barbagallo – e siamo convinti che interventi a favore dei pensionati siano necessari e urgenti: per ragioni di equità sociale; perché deve essere riconosciuto il fondamentale ruolo economico e sociale svolto dalle persone anziane; perché restituire potere d’acquisto a lavoratori e pensionati è indispensabile per far ripartire il Paese alla fine dell’emergenza sanitaria; perché le persone più fragili, sole, non autosufficienti non sono scarti e devono essere tutelate e curate”.

Spi, Fnp, Uilp chiedono una legge quadro nazionale per la non autosufficienza, che assicuri servizi e sostegni uniformi e adeguati in tutto il Paese.

Ritengono poi necessaria una profonda riforma delle Strutture residenziali socio sanitarie per anziani: strutture più piccole e integrate nel territorio; maggiori controlli; forme di residenzialità alternativa; potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata per consentire alle persone di restare nelle proprie case.

Una riforma da inserire in un più vasto progetto di rilancio del Servizio sanitario nazionale.

Spi, Fnp, Uilp chiedono inoltre la riduzione della pressione fiscale anche sui pensionati, che oggi pagano più tasse di tutti i pensionati europei, e l’ampliamento della platea dei beneficiari della Quattordicesima: pensionati con anni di lavoro e di contributi alle spalle hanno il diritto di recuperare parte del potere d’acquisto perso negli anni.

Spi, Fnp, Uilp ribadiscono la loro piena solidarietà a tutti i lavoratori che si stanno mobilitando per i rinnovi dei contratti.

Parteciperanno a tutte le forme di mobilitazione indette dalle Confederazioni e si riservano di valutare proprie iniziative di mobilitazione, nel rispetto delle misure di sicurezza, dei protocolli e delle regole.

Roma 18 novembre 2020

Documento unitario SPI_FNP_UILP 18.11.2020

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10 Nov
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Cara Regione, devi cambiare passo. Documento unitario di CGIL CISL UIL

Venerdì, 13 novembre alle 11.00 i segretari generali di Cgil Cisl Uil Lombardia, Elena Lattuada, Ugo Duci, Danilo Margaritella, terranno una conferenza stampa per presentare il documento unitario “Lombardia. Cambiamo passo per ripartire”.

Il documento contiene le proposte del sindacato confederale per il confronto con la Regione e le amministrazioni locali, sui temi considerati centrali: sanità, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, lavoro e formazione, politiche sociali, politiche dell’abitare, trasporti.

Riteniamo utile che l’insieme delle strutture di CGIL CISL UIL Lombardia partecipino all’evento, collegandosi ai link sotto indicati, invitando, nel contempo, la stampa locale, tenuto conto che le proposte, contenute nel documento allegato alla presente convocazione, saranno utili per il confronto anche con i vari livelli istituzionali del vostro territorio.

La conferenza stampa sarà trasmessa in diretta su YouTube a questo link.

Sarà possibile seguire la conferenza stampa anche sulle pagine Facebook di CGIL Lombardia, CISL Lombardia Social, UIL Milano e Lombardia.

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07 Nov
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Riders: Bloccare il caporalato

Sottoscritti oggi due protocolli sperimentali di legalità contro il caporalato, l’intermediazione illecita e lo sfruttamento lavorativo nel settore del delivery food.

Il primo è stato siglato da Assodelivery, associazione che comprende in sé le principali imprese del settore (Uber Italy, Glovo, Just Eat Takeaway, Deliveroo e Social Food) e i sindacati CGIL CISL e UIL.

Il secondo, di medesimo contenuto, è stato poi sottoscritto tra Assodelivery e l’UGL. L’adozione di tali strumenti, volti ad una progressiva crescita nella legalità per tutti gli operatori del settore, scaturisce da un’iniziativa stimolata dal Tribunale di Milano-Sezione Autonoma Misure di Prevenzione e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano-Ufficio Misure di Prevenzione.

È il risultato di un percorso di confronto con le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali sotto il coordinamento della Prefettura di Milano.

In un contesto in cui si sta registrando una repentina evoluzione del settore del delivery food, anche in relazione alle misure governative imposte ai fini del contenimento del contagio da Covid-19, la finalità ultima perseguita dai protocolli è arginare il rischio di intermediazione illecita e, più in generale, di sfruttamento lavorativo.

I Protocolli prevedono l’impegno per le società datrici di lavoro a non ricorrere più ad aziende terze per rinvenire rider da impiegare nelle consegne degli ordini, sino a quando non verrà creato un albo nazionale di imprese a ciò autorizzate o altro proprio registro di simile natura.

Si prevede inoltre l’adozione di un apposito modello organizzativo ai sensi del d.lgs. 231/2001 e di un Codice Etico, da adottare da parte delle società aderenti ad Assodelivery nel termine di sei mesi dalla stipula dei Protocolli. Tali strumenti sono finalizzati a prevenire e rilevare e sanzionare condotte devianti e disfunzioni di illegalità aziendale ricollegabili all’intermediazione illecita di manodopera e allo sfruttamento lavorativo.

Verrà costituito un Organismo di Garanzia, composto dai rappresentanti delle singole società di delivery food, il cui compito è vigilare in posizione di terzietà sulle dinamiche lavorative dei rider.

Tale organismo svolgerà, in particolare, l’analisi dei dati anomali delle prestazioni lavorative comunicati trimestralmente dalle singole società datrici di lavoro, come definiti in un separato documento tecnico, che stabilirà anche le soglie di “allarme”.

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06 Nov
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Contratto subito. Sciopero dei lavoratori metalmeccanici

Tute blu mobilitate per il contratto.

Quattro ore di sciopero in tutte le fabbriche italiane per chiedere il rinnovo con più salario in busta paga per migliorare la condizione di molti lavoratori e cercare un rilancio dell’economia attraverso un sostegno alla domanda interna.

All’aumento dell’8% messo sul tavolo di trattativa da Fm, Fiom e Uilm, Federmeccanica ha risposto con incrementi circoscritti al solo aumento dell’inflazione che porterebbe in busta paga meno di 40 euro al mese.

In tempi di Covid niente cortei ma una conferenza stampa e collegamenti online da 10 piazze.

Il presidio nazionale, in piazza Esquilino a Roma, dove sono intervenuti i tre segretari generali di categoria.

Spiega il leader Fim Benaglia:

”Sciopero e manifestazioni assumono un doppio significato. Il primo, proprio alla vigilia di nuovi provvedimenti che chiudono le città, è quello di tenere aperte le aziende e far ripartire l’industria metalmeccanica e dare prospettive al settore.

Il secondo motivo è il rinnovo del contratto nazionale che non può più attendere.

Questo è il momento di rinnovarlo, lo sciopero non è anacronistico e velleitario ma vuole recuperare tavolo di trattativa che affronti i temi del salario e dei diritti del lavoratore in chiave moderna”.

Aggiunge Benaglia: ”Dobbiamo riconoscere il grande valore di uno sciopero che non è chiedere ad altri di risolvere la situazione ma chiedere solidarietà. Oggi è fuori dal tempo non scioperare, non affrontare i problemi, oggi la velocità è fondamentali perché servono risultati essenziali. Questo è il tempo del contratto e siamo davvero determinati a non perdere altro tempo. Federmeccanica dopo decine di ore di dibattito non ha portato proposta completa”.

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01 Nov
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La Regione stanzia risorse straordinarie per le RSA. I sindacati dei pensionati: Vanno messe in sicurezza e le famiglie vanno aiutate

Nel corso di una riunione telefonica dell’Osservatorio Rsa che si è svolta il 31 ottobre,  l’Assessore Gallera ha illustrato tre provvedimenti e più un disegno di legge regionale che regione Lombardia ha intenzione di emanare, a breve, per far fronte alla situazione di difficoltà in cui versano le Rsa/Rsd lombarde.

Con l’obiettivo di assicurare il sostegno del sistema d’offerta sociosanitario, la sicurezza degli ospiti e del personale nelle strutture.

Sono provvedimenti importanti, non scontati, che complessivamente riusciranno a garantire al sistema Rsa/Rsd per il 2021 lo stesso budget del 2020, non tenendo conto dei letti vuoti della tragedia Covid.

Almeno il 90 per cento delle strutture Rsa lombarde potranno contare sul 100 per cento dello stesso budget di spesa programmato.

Risorse regionali economiche fresche, pari a svariate decine di milioni di euro per il sostegno al sistema sociosanitario e al sistema territoriale, che sicuramente riusciranno a risollevare la situazione finanziaria delle Rsa lombarde convenzionate/accredidate in questa delicata fase. E sono previsti anche incrementi del budget per l’assistenza domiciliare e le cure primarie a domicilio.

In parte, questi provvedimenti raccolgono le richieste del cosiddetto piano Marshall rilanciato, in tempi non sospetti, dai sindacati pensionati, e moltissimo di quelle economiche degli Enti gestori che si sono incontrati più volte con regione Lombardia al di fuori dell’ufficialità e dell’Osservatorio Rsa.

Importante, i sindacati dei pensionati hanno chiesto precise garanzie sul contenimento delle rette a carico delle famiglie, già molto alte.

Abbiamo chiesto un vero e proprio “blocco” delle rette a carico delle famiglie, tenuto conto anche della crisi economica che ci sta attanagliando. E, purtroppo, dagli Enti gestori, nonostante il riconoscimento dell’importante sforzo economico da parte di regione Lombardia, non è arrivata alcuna garanzia rispetto al blocco delle rette.

Restano aperte questioni per noi importanti in tema di contenimento delle rette, quota sanitaria e quota alberghiera, modelli organizzativi e di servizio, sia rispetto all’attuale fase emergenziale, sia per la prospettiva del sistema d’offerta sociosanitaria. Pertanto, nello stesso incontro il sindacato dei pensionati ha chiesto la convocazione dell’Osservatorio Rsa per affrontare a 360 gradi le problematiche assistenziali e organizzative delle Rsa e del settore sociosanitario, in modo da adeguarle ai bisogni della non autosufficienza.

Riteniamo che la grave situazione sanitaria ed economica imponga a tutti un’assunzione di responsabilità ed è per questo che continueremo a chiedere un confronto continuo a Regione Lombardia, agli Enti gestori ed all’Anci.

Ci auguriamo che l’ impegno dell’Assessorato al Welfare a proseguire il confronto per affrontare gli ulteriori problemi sopracitati non resti lettera morta: la convocazione dell’osservatorio Rsa in tempi rapidissimi sarà la dimostrazione che il sindacato non serve solo per esercitare un rito di informazione ma per condividere le scelte, in un momento così difficile per le persone che vivono in questa regione.

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03 Set
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In dieci milioni senza contratto

Al via, tra le scintille, la ripresa del confronto per la nuova stagione contrattuale.

Sono oltre dieci milioni i lavoratori, dai metalmeccanici ai dipendenti pubblici, in attesa del rinnovo del contratto nazionale.

Con due grandi scogli, ad oggi, da superare nel settore privato: la spaccatura sul contratto dell’industria alimentare 2019-2023, siglato a fine luglio da Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil con Unionfood, Ancit e AssoBirra, ovvero tre delle 14 associazioni industriali del settore; e sul contratto della sanità privata, scaduto da 14 anni.

Su quest’ultimo fronte, dopo la mancata ratifica, Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl hanno già proclamato lo sciopero nazionale del personale per mercoledì 16 settembre.

La partita generale tra Confindustria e sindacati, con il primo faccia a faccia tra le parti dopo il cambio al vertice in viale dell’Astronomia ma anche alla guida della Uil, si apre ufficialmente lunedì 7 settembre, con l”appuntamento fissato nella foresteria degli industriali tra il presidente Bonomi ed i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Furlan e Bombardieri.

Sul tavolo diversi temi: a partire dai contratti, tra il peso del contratto nazionale e di secondo livello, aumenti salariali, orari e produttività, ma ci sono anche la riforma degli ammortizzatori sociali e le politiche attive del lavoro.

La sfida è però già partita da tempo, a distanza. Cgil, Cisl e Uil spingono per il rinnovo dei contratti nazionali, considerandoli non solo un diritto per milioni di lavoratori ma anche un volano per la ripresa dei consumi e, quindi, per la crescita.

Rinnovare i contratti nazionali ”deve essere un fatto normale in un Paese moderno e civile”, rimarca la leader Cisl Furlan, per la quale invece in molti settori, a partire proprio dalla sanità privata, ”stiamo riscontrando un atteggiamento irresponsabile delle controparti”.

Il 16 settembre lo sciopero nazionale.

Nell’incontro del 7 settembre, Furlan auspica si possa fare “chiarezza e sbloccare non solo tutti i rinnovi ma anche cominciare a discutere di modernizzazione delle relazioni industriali, puntando su partecipazione dei lavoratori, formazione, tutela dei salari legata alla produttività ed alla qualità”.

Da rinnovare, tra gli altri, c’è anche il contratto dei metalmeccanici scaduto a fine 2019, tra i più corposi, che riguarda infatti circa 1,6 milioni di lavoratori: il negoziato tra le parti, Federmeccanica e Assistal con Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, riprenderà il 16 settembre.

Nella Pa, invece, l’ultimo contratto dei dipendenti pubblici è stato firmato dopo un blocco di dieci anni ma è già scaduto.

Deve essere rinnovato per il triennio 2019-2021 e per ora con le leggi di Bilancio che si sono succedute sono stati stanziati 3,4 miliardi di euro. Per l’Aran ciò porterebbe ad aumenti di 100 euro.

Una cifra che non basta per i sindacati, che puntano a 120-125 euro.

Bisognerà vedere se la prossima manovra stanzierà ulteriori risorse.

Ma non è solo la parte economica a tenere banco: c’è da regolare anche lo smartworking e tutto ciò che ne consegue, dalla disciplina dei buoni pasto alla disconessione.

Un capitolo che riguarda anche il settore privato, dove pure con l’emergenza Covid ed il lockdown il ricorso al ”lavoro agile” è esploso. Tema su cui presto si aprirà il confronto.

A Palazzo Vidoni già dalla prossima settimana dovrebbero partire i primi incontri tecnici con i sindacati, mentre la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, avvierà la discussione con le parti sociali il 24 settembre. G.G

Articolo da Conquiste del Lavoro

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27 Ago
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Li chiamavano eroi. Salta il contratto della sanità privata, mobilitazione generale

Colpo di scena per la sanità privata che sperava di aver raggiunto il traguardo del rinnovo contrattuale atteso da 14 anni.

La pre intesa è saltata, Aris e Aiop si sono rifiutati di firmare.

E dunque non c’è scelta: si va allo sciopero nazionale.

La posizione dei sindacati è netta: “Si tratta di un gravissimo precedente che mette in discussione un sistema consolidato di relazioni sindacali. Non possiamo accettare un comportamento tanto irresponsabile da quelle stesse controparti che, solo il 10 giugno, avevano firmato, dopo una lunga trattativa”.

Lo dichiarano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri.

“Parliamo di un rinnovo contrattuale atteso da oltre 100mila donne e uomini che, al pari dei propri colleghi del servizio sanitario pubblico, si sono messi in gioco in prima persona per salvare vite umane durante l’emergenza Covid. Aris ed Aiop – continuano i segretari – ed imprese a loro iscritte, fanno grandi profitti con risorse pubbliche ma non hanno certo nessun riguardo nemmeno per i cittadini che dovranno fruire dei servizi sanitari nelle loro strutture e che rischiano di subire i disagi inevitabili delle mobilitazioni verso chi si rifiuta di rinnovare il contratto.

Chiediamo – concludono Landini, Furlan e Bombardieri – che le Regioni e il Governo facciano immediatamente sentire la propria voce in difesa dei diritti di tutti i professionisti sanitari, impegnandosi, in caso di mancato rinnovo, per una revisione integrale del sistema degli accreditamenti, così come ci aspettiamo un intervento deciso da parte di Confindustria già nelle prossime ore.

In assenza di una ratifica definitiva lo sciopero nazionale di comparto resta inevitabile”.

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25 Ago
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Formazione, nuove competenze e riduzione dell’orario di lavoro: contributi dello Stato alla contrattazione aziendale

La conversione del Decreto Rilancio (legge 17 luglio 2020, n. 77) ci ha consegnato le fattezze definitive del Fondo Nuove Competenze.

Istituito presso l’Anpal, con una capienza di spesa pari a 230 milioni di euro, il Fondo potrà essere usato dalle imprese che, sulla base di contratti collettivi sottoscritti a livello aziendale o territoriale, decideranno di ridurre l’orario di lavoro dei propri dipendenti, impegnandoli durante le ore in “esubero” in percorsi di formazione.

Gli oneri relativi alle ore di formazione, compresi quelli contributivi, saranno finanziati dal Fondo, che interviene «al fine di consentire la graduale ripresa dell’attività dopo l’emergenza epidemiologica».

 Il Fondo Nuove Competenze non può che essere salutato con ottimismo, tanto più in un mercato del lavoro come quello italiano, dove esperti e operatori invocano da anni processi di reskilling e percorsi adeguati di formazione professionale.

È di pochi giorni fa la richiesta di Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, di maggiori investimenti in politiche attive («su 100 euro spesi per il lavoro, l’Italia ne mette 98 per le politiche passive e 2 per quelle attive»), seguita da considerazioni nello stesso senso contenute nelle prime interviste di Roberto Benaglia, neosegretario della Fim-Cisl.

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14 Lug
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Maggiore attenzione ai non autosufficienti: lettera a Speranza e Catalfo di FNP SPI e UILP

Lettera al Ministro della Sanità Roberto Speranza dei sindacati pensionati: “Tra i molti nodi della nostra società che sono venuti al pettine, c’è sicuramente l’inadeguata tutela delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie.” 

Così scrivono Ragazzini, Pedretti e Barbagallo, chiedendo l’apertura di un tavolo specifico sui temi dell’inabilità. 

“Come sa – proseguono –  da tempo come Organizzazioni sindacali Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil chiediamo una legge quadro nazionale, che garantisca livelli essenziali di assistenza e sanitari universali in tutto il Paese, consapevoli che affrontare il tema della non autosufficienza vuol dire intrecciare risposte sia di carattere sanitario, sia di carattere sociale.

Per queste ragioni – concludono –  come Organizzazioni sindacali dei pensionati di Cgil, Cisl, Uil, in raccordo con le rispettive Confederazioni, chiediamo l’apertura di un Tavolo di confronto specifico, che coinvolga anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, come peraltro già convenuto nei mesi precedenti all’epidemia.”

Analogamento i tre segretari dei sindacati pensionati si rivolgono alla ministra delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo.

Scarica la lettera al ministro Speranza

Scarica la lettera alla ministra Catalfo

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12 Mag
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Sviluppo, lavoro, salute, uguaglianza sociale: Il decalogo della CISL per la ripartenza

“La pandemia, come una moderna apocalisse, ha alzato il velo su molti dilemmi, rimossi o accantonati, che hanno direttamente a che fare con i valori e i fini dei nostri modelli di economia, di società, di convivenza e con il senso stesso del nostro futuro. Una lezione drammatica sulla quale bisogna riflettere“

Inizia così il lungo documento dal titolo: “Oltre la pandemia, un decalogo per la ripartenza” nel quale la CISL, dopo un’analisi accurata della situazione sanitaria, sociale ed economica, definisce una serie di proposte per la ripresa e per l’avvio di un nuovo modello di relazioni industriali basato su concertazione e partecipazione.

Il documento così prosegue:

“Dall’origine della pandemia che non è priva di rapporti col nostro modello di crescita che depreda illimitatamente le risorse della Terra e distrugge gli ecosistemi; al ritorno della centralità dello Stato, del bilancio pubblico, della dimensione collettiva per affrontare le devastanti ricadute economiche e sociali del virus, dopo decenni di retorica celebrativa dei poteri di autoregolazione e di auto generazione del mercato unite a sollecitazioni a privatizzare tutto il privatizzabile; al riconoscimento che i diritti e le tutele del lavoro, i sistemi di welfare, a partire dalla sanità, lungi dall’essere un costo da tagliare per competere meglio, sono decisivi per contrastare il contagio, ridurre o annullare il blocco delle produzioni preservando il lavoro in condizioni di assoluta sicurezza, difendere le condizioni di occupazione, di reddito, di benessere conquistati.

La pandemia ha, altresì, messo a nudo i limiti strutturali dell’economia del nostro Paese: bassa produttività media totale, bassi salari, caduta degli investimenti, crescita costante delle diseguaglianze, mancanza di adeguate tutele della salute e della sicurezza sul lavoro, storici ed insuperati squilibri fra Centro-Nord e Mezzogiorno, emigrazione crescente dei giovani, in gran parte laureati e diplomati, povertà in elevata espansione. Un modello di economia che oscilla, da oltre un decennio, fra stagnazione e recessione e che non riesce a reggere sviluppo, occupazione, reddito, coesione sociale, benessere, prospettive certe di futuro per l’intero paese.”

Un ampio spazio del documento è dedicato alla salute e alla necessità di rafforzare e riportare ad unità il sistema sanitario italiano:

“Va riaffermato un ruolo forte dello Stato a garanzia e a tutela del diritto costituzionale alla salute e per la determinazione dei livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni, che vanno garantiti in modo uniforme sull’intero territorio nazionale tramite una rete di servizi pubblici forte, strutturata e capillarmente diffusa.

L’attacco pandemico ha piegato, nelle regioni a maggior impatto, il nostro Servizio Sanitario Nazionale indebolito da costanti tagli ai finanziamenti (oltre 35 mld €) che hanno ridotto personale sanitario, servizi, prestazioni.

La repentina ed obbligata inversione di tendenza del Governo è benvenuta ma, ancora, ampiamente insufficiente.

È indifferibile continuare il rafforzamento degli organici (medici e personale sanitario); delle reti di assistenza territoriale pubblica ed in regime convenzionato; aumentare decisamente i posti letto, soprattutto nelle terapie intensive; incrementare l’acquisto di dispositivi medici e di protezione individuale.

Si tratta di dare solida stabilità strutturale alla risposta emergenziale, di dimensionare l’intero sistema sulla virulenza dimostrata dalla pandemia, di separare ospedali Covid e non Covid, di rafforzare la medicina di base, la cura e l’assistenza primaria prima e dopo il ricovero ospedaliero e la rete integrata di servizi e prestazioni territoriali, di salvaguardare il diritto costituzionale alla salute ed il modello di sanità universale sull’intero territorio nazionale, superando le persistenti diseguaglianze regionali e territoriali.”

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