Category: Europa

22 Gen
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Energia e clima: si avvia il confronto tra sindacato e Consiglio Regionale

Pubblichiamo la nota unitaria relativa al recente Atto di indirizzo per la definizione del Programma Regionale energia ambiente e clima approvato dal Consiglio di Regione Lombardia con DCR 1445/2020 inviatoci dal Segretario Regionale  Paola Gilardoni

Le OO.SS. seguono con interesse il tema della transizione ecologica, oltre che per le sfide che attengono allo sviluppo sostenibile, in quanto occasione importante sul piano degli investimenti, a partire dal Recovery Fund e New Green Deal

Con tale attenzione hanno predisposto alcune riflessioni congiuntamente ad una proposta di emendamenti al testo dell’Atto di indirizzi del PREAC  ( programma regionale energia ambiente e clima)  che hanno trasmesso alla Commissione VI del Consiglio regionale e all’Assessore regionale all’ambiente e clima di Regione Lombardia

L’Assessore regionale all’ambiente e clima di Regione Lombardia, valutato positivamente la proposta delle OO.SS. ha assunto integralmente il testo dei principali emendamenti, portandoli in Consiglio regionale il 24 novembre scorso nell’ambito della votazione .

Riportiamo di seguito lo schema con gli emendamenti proposti unitariamente da Cgil, Cisl, Uil Lombardia, evidenziati in giallo, ed il corrispondente testo della Deliberazione del Consiglio Regionale 1445/2020.

Piattaforma CGIL CISL UIL per la Giusta Transizione ultima

dcr 1445 2020 indirizzo energia clima

Prot. 5 – Nota Unitaria PREAC

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29 Dic
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Patto europeo per il clima

Il 16 dicembre u.s. si è tenuto l’evento online per il lancio del Patto europeo per il clima, è stata anche l’occasione per approfondirne ulteriormente gli obiettivi.

In particolare veniva sottolineata:

– la necessità di un coinvolgimento di tutti nel discorso su clima, sostenibilità e studio dei modelli alternativi di sviluppo;

– l’opportunità di creare uno spazio dove tutti possano condividere informazioni, esprimersi  condividendo consigli pratici.

Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo (della Commissione europea), ha dichiarato che con il Patto si dà la possibilità ad ogni europeo di essere direttamente coinvolto nella transizione verde.

Nella sua fase iniziale, il patto darà priorità alle azioni incentrate su quattro ambiti,

– spazi verdi;

– mobilità verde;

– edifici efficienti;

– competenze verdi.

Un evento annuale riunirà tutti i partecipanti per condividere esperienze e conoscenze.

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23 Dic
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L’Europa progetta l’emissione zero

Presentato dalla Commissione Europea la “Strategia per una mobilità intelligente e sostenibile”

Lo scorso 9 dicembre la Commissione europea ha presentato la “Strategia per una mobilità intelligente e sostenibile” finalizzata a guidare la trasformazione verde, digitale e resiliente del sistema dei trasporti dell’Ue.

La strategia, fondata su un piano di azione con 82 iniziative, fissa precise tappe da raggiungere entro il 2030, il 2035 e il 2050, in linea con il Green deal europeo che prevede che entro il 2050 si arrivi ad una riduzione del 90% delle emissioni.

I tre pilatri sui cui si fonda l’azione sono quelli della “sostenibilità” dell’“intelligenza” e della “resilienza”.

Rendere sostenibili i trasporti significa, tra le altre cose, promuovere la diffusione di mezzi di trasporto di merci e di persone a emissioni zero e di combustibili rinnovabili; significa costruire porti e aeroporti via via a emissioni zero e aumentare la sostenibilità urbana e interurbana con l’intensificazione del traffico ferroviario ad alta velocità e di infrastrutture ciclabili.

L’intelligenza nella mobilità si fonda su innovazione e digitalizzazione e sul potenziamento delle agevolazioni e delle semplificazioni che le tecnologie digitali applicate ai trasporti potranno comportare.

La resilienza si raggiunge infine rafforzando il mercato unico, rendendo la mobilità più equa e giusta per tutti e aumentando la sicurezza dei trasporti.

Tra i goals da raggiungere entro il 2030 si stima che, lavorando congiuntamente in accordo con il piano di azione, si arrivi ad aumentare in maniera importante le automobili a emissione zero e il numero delle città a impatto climatico zero; si riesca a sviluppare prepotentemente il traffico ferroviario ad alta velocità e prenda l’avvio la trasposizione sul mercato di navi a zero emissioni. Per l’implementazione di aeromobili a zero emissioni si avrà tempo sino al 2035.

Entro il 2050, tra le altre cose, quasi tutti i veicoli nuovi saranno a zero emissioni e si stima un raddoppiamento della rete ferroviaria.

In occasione della presentazione della strategia il Vicepresidente esecutivo per il Green deal europeo, Frans Timmermans, ha sottolineato la necessità che, per un’Europa verde, si operi una importante tendenza al ribasso delle emissioni del settore dei trasporti e che cambi, con una certa sollecitazione, il modo in cui le persone e le merci circolano in Europa.

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23 Lug
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I laeder Ue trovano l’intesa, nasce il Recovery fund da 750 mld

Furlan: “L’Italia non sprechi questa occasione storica”

Si dice che un accordo, mediocre o cattivo, sia sempre meglio di un non accordo.

In questo caso è stato difficile, ma è fatta.

Intesa raggiunta al vertice europeo sul Recovery Fund ed il Bilancio Ue 2021-2027.

Sintomo che “l’Europa è solida, è unita” ha esultato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel dopo una maratona negoziale di oltre 90 ore che ha fatto del summit il più lungo della storia dell’Unione. All’Italia l’intesa porta una dote di 209 miliardi.

Il premier Giuseppe Conte è riuscito infatti a strappare un piatto ancora più ricco (82 miliardi di sussidi e 127 di prestiti) rispetto alla proposta della Commissione di maggio, che destinava al nostro Paese 173 miliardi (82 di aiuti e 91 di prestiti).

Non sono chiare ancora tutte le condizionalità.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di “giornata storica per l’Ue”, che per la prima volta mette in comune il suo debito per rafforzarsi e reagire alla crisi seminata dal Covid-19.

Un “buon segnale” per Angela Merkel, mentre per il commissario Paolo Gentiloni il Next Generation Eu “è la più importante decisione economica dall’introduzione dell’euro”.

L’annuncio dell’intesa è arrivato intorno alle 5.30 di ieri mattina, dopo che i leader hanno trascorso ore e ore a ricontrollare tutti i documenti concordati.

L’ultimo tema più controverso – il rispetto della condizionalità sullo stato di diritto – invece, è stato risolto per acclamazione contraddicendo le più fosche previsioni.

“È un fatto molto positivo l’accordo tra i governi europei per il Recovery Fund. Ma ora l’Italia non deve sprecare questa occasione storica.

Occorre un accordo fra governo e parti sociali per la destinazione di queste somme ingenti, con un piano concreto e strutturale di interventi e riforme economiche per cambiare davvero il nostro Paese”, ha scritto su twitter la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, commentando l’accordo sul Recovery Fund siglato stamattina all’alba tra i Governi europei.

Leggi l’articolo completo su: Conquiste del Lavoro

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21 Lug
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Conte sfida Rutte, asse con Macron per l’intesa sui fondi europei

Alla fine di lunghe trattative bilaterali i leader europei tornano a riunirsi a Bruxelles dopo la pandemia che li ha tenuti lontani da febbraio, ma la vicinanza fisica non riduce la distanza che ancora li separa sulla strategia per la ripresa dalla crisi post-Covid.

“Siamo al rush finale, affiliamo le armi”, ha scherzato il premier Giuseppe Conte dopo l’incontro con Emmanuel Macron, per rinnovare una forte intesa nella direzione di una risposta ambiziosa e immediata.

“È fuori dalle regole la pretesa di avere il veto sui piani di riforme dei singoli Paesi, come vorrebbe Mark Rutte”, ha detto il premier italiano, sfidando le resistenze del collega olandese.

Affila le armi Conte e affilano le armi gli altri 26 leader europei: l’Olanda e i frugali irremovibili sulla riduzione dei 750 miliardi del Recovery fund, il Sud determinato a difenderli, i Visegrad ad accaparrarsene una fetta maggiore.

Conte batte sul tasto della necessità di non farne una partita contabile, non un “dare e avere”, ma una sfida politica con una visione. La partita è difficilissima: i Paesi frugali sono assai agguerriti, confermano fonti di Palazzo Chigi.

L’arma dell’Italia, nel negoziato, è anche la discussione in contemporanea del Bilancio pluriennale, che contiene i “rebates”, fondi cari ai Paesi frugali.

Le decisioni vanno prese all’unanimità, perciò Conte ha la possibilità di porre di fatto un veto, tenendo aperto il negoziato finché non si raggiungerà una soluzione accettabile, che non “immiserisca” il progetto di Next Generation Eu.

Per tenere alte le ambizioni, il presidente del Consiglio cerca di rinnovare l’asse con Macron che portò, all’inizio dell’emergenza Coronavirus, nove Paesi europei a firmare una lettera in cui si chiedevano gli Eurobond. Macron, come Merkel, difende i 500 miliardi di risorse a fondo perduto del progetto di Recovery fund, mentre è pronto a cedere qualcosa sui 250 miliardi di prestiti.

Come se non fosse già complicata la battaglia sulle cifre, a togliere speranze alla possibilità di un rapido accordo se ne aggiungono almeno altre due: quella sulla cosiddetta ‘governance’, cioè chi approverà i piani di rilancio preparati dai Paesi, e quella sulla condizionalità legata allo stato di diritto, cioè i fondi li avrà solo chi rispetta leggi e valori europei.

Ungheria e Polonia minacciano il veto sulla seconda, perché hanno in corso procedure proprio per il mancato rispetto dello stato di diritto. L’Olanda ha già minacciato barricate sulla prima, perché vuole voce in capitolo sui programmi di rilancio di ciascuno.

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, ha proposto di mantenere intatti i 500 miliardi di sovvenzioni e i 250 di prestiti proposti dalla Commissione.

L’Italia, con Spagna, Portogallo, Francia e altri, difenderà le cifre il più possibile, soprattutto quelle dei trasferimenti a fondo perduto.

L’obiettivo per Roma è portare a casa quasi per intero quegli 81,8 miliardi di sussidi che le ha assegnato la von der Leyen, e se durante il negoziato fosse costretta a cedere qualcosa, certamente cederebbe sul fronte di alcuni singoli programmi (come il Just Transition o gli aiuti umanitari) ma non sulla parte riservata ai piani di rilancio, cioè la Recovery and resilience Facility.

Rodolfo Ricci, da Conquiste del Lavoro

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04 Giu
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Dai campi alla tavola, la strategia UE per un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente

Nei giorni scorsi la Commissione europea ha presentato la strategia “dai campi alla tavola” con l’obiettivo di costruire un sistema alimentare sostenibile.

Il sistema alimentare, dalla fase di produzione fino al consumo e agli sprechi, ha un forte impatto sull’ambiente, sulla salute e sulla sicurezza alimentare.

La strategia fornisce un quadro normativo per una serie di leggi che la Commissione europea proporrà in diversi campi.

Tra le proposte ci sono la revisione della legislazione in materia di pesticidi, le nuove norme per il benessere degli animali, i piani contro gli sprechi alimentari e le frodi legate all’etichettatura alimentare, l’iniziativa per il sequestro del carbonio nei suoli agricoli e la riforma del sistema agricolo dell’UE.

La strategia integrerà le norme già esistenti nell’UE e costituirà un quadro normativo generale per tutta la filiera alimentare. Tutte le proposte saranno negoziate e approvate dal Consiglio e dal Parlamento europeo. Gli obiettivi chiave della strategia alimentare per il 2030 sono:

– Ridurre del 50% l’uso e il rischio dei pesticidi chimici;

– Ridurre di almeno il 20% l’uso dei fertilizzanti;

– Ridurre del 50% le vendite di antimicrobici per gli animali da allevamento e per l’acquacoltura;

– Destinare almeno il 25% della superficie agricola all’agricoltura biologica. Il settore agricolo dell’UE è l’unico al mondo ad aver ridotto le emissioni di gas serra, con un calo del 20% rispetto ai livelli del 1990.

Tuttavia il settore rimane responsabile di circa il 10% delle emissioni, di cui il 70% sono causate dall’allevamento.

La produzione, la trasformazione, l’imballaggio e il trasporto di prodotti alimentari costituiscono una delle cause principali del cambiamento climatico.

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