Category: Interventi

27 Mag
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Sanità in Lombardia, giusto, doveroso e responsabile chiedersi che cosa è successo con la pandemia

Emilio Didonè invita tutti a una consapevole riflessione su quanto è successo, a ricordare i fatti così come sono, a leggere le decisioni e le carte. Insomma, un accorato invito a coerenza e senso di responsabilità.

In merito alla sanità in Lombardia e al dibattito dei giorni scorsi, Emilio Didonè, segretario generale Fnp Cisl Lombardia, interviene “a freddo” con una riflessione aperta a istituzioni, mondo della politica, organi di informazione, associazioni, lavoratori, pensionati, cittadini.

“Le recenti dichiarazioni alla Camera (la sede idonea in questi casi), le divergenze sulla gestione dell’emergenza tra Regioni e Governo, le divergenza tra Regioni e Regioni, le divergenza tra Regioni e Comuni meritano un’analisi onesta, il più corretta possibile intellettualmente e scevra da qualsiasi pregiudizio”.

Dichiara Emilio Didonè che “In queste settimane, ci accade di notare una distanza tra i fatti reali di come li stiamo vivendo e le diverse interpretazioni dei media.

La percezione dei fatti, vissuti in prima persona, non ha nulla a che vedere con quello che raccontano i media.

Constatiamo che, se si critica la sanità in Lombardia è lesa maestà, subito si levano fortissime voci di protesta, quasi che si trattasse di un sistema da difendere sempre e in ogni caso, a prescindere”.

“In Cisl pensionati, siamo e restiamo autonomi e indipendenti da ogni posizione politica: siamo testimoni di ciò che accaduto, di ciò che accade e di ciò che si potrebbe migliorare, a prescindere dal colore politico dei rappresentanti delle istituzioni. Più volte, nel parlare della situazione nazionale e regionale, siamo intervenuti, persuasi che criticare il nostro Paese significa amarlo.

La reazione alla critica, allora, non dovrebbe essere di solo sdegno e di negazione, persino dell’evidenza.

Una sana reazione alla critica – continua Didonè – vorrebbe dire essere capaci di fare autocritica, riconoscere i propri errori, lavorare per non ripeterli e per migliorare il sistema dove si è dimostrato più carente. Dopo il primo modello arriva il secondo, il terzo, eccetera,  sempre meglio del precedente, se vuoi soddisfare i cittadini”.

“Sul territorio lombardo i numeri dei contagi, dei decessi, della diffusione della malattia, della tragedia che si è consumata nelle Rsa sono troppo alti perché si possa parlare solo di sfortuna, di casualità e di tsunami.

“Il sindacato dei pensionati Cisl Lombardia, sin da fine febbraio, si è esposto in prima persona (contro il parere di molti) a chiedere prudenza e cautela, in particolare agli anziani, nei comportamenti individuali per quella che si preannunciava da subito un’emergenza di grandi proporzioni.

A marzo, il sindacato dei pensionati, unitariamente, ha dichiarato “inapplicabile” la delibera regionale che permetteva alle Rsa di ospitare pazienti Covid19.

Si sono succeduti poi diverse dichiarazioni pubbliche, richieste di incontro e comunicati stampa che chiedevano più controlli e più interventi, visto il livello di contagio negli ospedali, tra gli operatori sanitari, tra i medici di base, nelle stesse Rsa.

Tutte ignorate da Regione Lombardia che ha continuato a fare errori senza mai ascoltarci”.

“Sulla necessità di rafforzare la medicina territoriale, sull’importanza dell’assistenza domiciliare, della telemedicina, del prendersi cura della persona e di un modello sanitario che “non penalizzi” la sanità pubblica, il sindacato si è speso da sempre.

Ora ci siamo tutti resi conto che la sanità è una “res cosa pubblica” e ci chiediamo: ma quali e quanti interessi si muovono in Lombardia, se ogni accenno di critica alla situazione attuale crea tanto scompiglio?”.

“Oggi come in futuro – conclude Didonè – tutti noi siamo chiamati a rispondere alla nostra coscienza, ai nostri valori, all’esame dei fatti così come si sono svolti, alla memoria puntuale di quello che è successo.

Tutti noi siamo costretti a guardarci allo specchio, richiamati alla coerenza tra la nostra oratoria e i nostri comportamenti.

Vale per tutti: cittadini, rappresentanti politici, responsabili delle istituzioni. Almeno a partire da ora, che si provi a far coincidere parole e fatti”.

 

 

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21 Mag
By: Staff 0

Non abbassiamo la guardia: dobbiamo continuare a mantenere la giusta paura del contagio

La paura è un’emozione antica, potente e utile; ci permette di prevenire i pericoli ed evitarli.

Avere la “giusta” paura non solo è normale ma ci protegge dal pericolo, di essere contagiati e contagiare gli altri, spingendoci dunque ad attuare tutte le misure preventive e cautelative che le Autorità ci hanno invitato ad intraprendere.

La prima cosa da fare è fare attenzione e mettere in atto quei comportamenti virtuosi che sentiamo ripetere ogni giorno: mantenere una distanza di sicurezza dagli altri (parenti e amici inclusi), lavarsi spesso le mani senza temere di esagerare, evitare strette di mano baci e abbracci, stare il più possibile in casa ma uscire quando occorre.

Più mettiamo in atto comportamenti di questo tipo, più ci sentiamo protetti, rassicurati, meno ansiosi.

Ma ricordiamoci anche che non esiste solo il coronavirus! Nonostante la realtà di ogni giorno ce lo ricordi costantemente, è importante riprovare a portare la nostra attenzione anche su altro.

Riconcentrarsi e dirottare il pensiero su cose e persone che possono darci piacere, che possono svagare la mente impegnandoci in attività concrete che ci appassionano.

Riprendere con la saggia prudenza a vivere la normalità è il miglior toccasana contro ansia, pensieri ripetitivi, negativi e spesso inconcludenti.

Proviamo a ricominciare in sicurezza con disposizioni che ogni governatore o sindaco potrà decidere. Da ricordare:
il metro di distanza minima da tenere sempre presente nei rapporti sociali, 37,5 è la temperatura oltre la quale sarà vietato uscire di casa e/o fare ingresso in qualsiasi luogo, divieto di assembramento.

Per tutte le attività che ripartono «Regioni e Province autonome devono aver preventivamente accertato la compatibilità con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori» e aver «individuato protocolli o linee guida per ridurre i rischi». Indicazioni che verranno riviste se la curva epidemica subirà variazioni.

Anziani e persone fragili

Non ci sono categorie per le quali scattano particolari divieti ma “è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità, ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità”.

Inoltre è consigliato di:

  • lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con una soluzione idroalcolica per almeno 40 – 60 secondi,
  • rispettare la misura di distanziamento sociale che significa stare lontani almeno 1 metro dalle altre persone,
  • evitare abbracci e strette di mano,
  • arieggiare spesso gli ambienti in cui si soggiorna,
  • curare la pulizia delle superfici.

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Di Emilio Didoné, Segretario Generale FNP Lombardia

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04 Mag
By: Staff 0

Un primo maggio di rinascita: le riflessioni del Segretario generale FNP

Inizia citando Norberto Bobbio il segretario generale FNP Piero Ragazzini nella sua lettera a tutti gli iscritti della FNP nella quale paragona questo momento storico con quello del dopoguerra e della nascita della CISL.

Allora come oggi dialogo sociale e impegno dei corpi intermedi sono fondamentali per una rinascita di un paese in lutto ed economicamente in grave crisi.

“Care Amiche e cari Amici,

Ci sono due modi per celebrare la memoria condivisa.

Il primo è limitarsi alla funzione esteriore di un rito collettivo.

L’altro – per usare le parole di Norberto Bobbio – è alimentare una memoria interiore, verificandola, attualizzandola, connettendola al presente. Rendendola viva. Oggi, in occasione della Festa del Lavoro e dei settant’anni dalla nascita della Cisl raccogliamo questo monito e dedichiamo alla memoria dei migliaia di caduti, un tributo che non è, non può essere, solo celebrazione esteriore.

È stato detto tante volte che la situazione attuale è vicina a quella di un contesto bellico. Ce lo ricordano gli scomparsi: donne e uomini, giovani e lavoratori, tanti pensionati il cui lavoro ha fatto grande il Paese e che oggi se ne vanno in silenzio.

Ce lo rammenta un contesto economico potenzialmente catastrofico. Rievocare la memoria interiore vuol dire non limitarsi a listarsi a lutto.

Ma ricordare come l’Italia sia già riuscita a risollevarsi, a rigenerarsi, diventando faro di sviluppo e democrazia.

Se questo è stato possibile lo si deve al coinvolgimento di tutta la società civile, alla capacità del mondo del lavoro di entrare, da posizione indipendente, nelle dinamiche nazionali e internazionali di decisione e di dialettica democratica. Questa è stata la grande rivoluzione del  “sindacato nuovo”.

Quando il 30 aprile del 1950 Giulio Pastore pronuncia le parole che danno vita alla nuova Confederazione, l’Italia è in ginocchio, e con essa l’Europa. A cinque anni dalla fine del conflitto mondiale, il continente è devastato, l’industria nazionale è a pezzi, la classe dirigente tutta da ricostruire. La risposta della Cisl non si fa attendere: protagonismo sociale, europeismo, centralità della persona.

Seguendo questa bussola, noi oggi dobbiamo nuovamente ridefinire equilibri che in questi anni sono andati spostandosi altrove.

Nelle rendite speculative e parassitarie. Nella svalutazione del ruolo del lavoro. In politiche comunitarie ciecamente rigoriste, antisociali e tecnocratiche. Nell’incedere di quella “logica dello scarto” denunciata da Papa Francesco che privilegia l’economia di carta e tratta la persona e il lavoro come un ingranaggio residuale del circuito produttivo.”

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29 Apr
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Case di riposo: I morti e le responsabilità. Interviene Emilio Didoné

Rsa, le morti silenziose dei nostri anziani nelle Residenze sanitarie assistenziali non diventino solo un capro espiatorio mediatico

Di Emilio Didoné, Segretario Generale FNP CISL Lombardia

 

Il 17 marzo la Fnp Cisl ha denunciato, unitariamente con i sindacati pensionati di Cgli e Uil, la forte preoccupazione per la decisione della regione Lombardia di “individuare anche le Rsa case di riposo per anziani come strutture ospitalità di pazienti Covid 19 dimessi dalle strutture ospedaliere”.

Era “inopportuno e irragionevole” il solo pensare di mettere in sicurezza gli ammalati del Covid 19 dimessi dagli ospedali dentro le Rsa in presenza di altri ospiti anziani, senza rischiare di mettere a repentaglio la salute di questi anziani già provati per le patologie croniche di cui spesso soffrono.

Questa proposta di Regione Lombardia non avrebbe potuto garantire la necessaria sicurezza degli ospiti anziani oggi ricoverati in molte Rsa lombarde non adeguate a tali accoglienze infettive.

Zero ascolto da parte di Regione e Ats con zero risposte, ma purtroppo i fatti ci hanno dato ragione: “gli anziani più fragili sono diventati le vittime sacrificabili al coronavirus nel silenzio assordante di molti in quei giorni”.

La situazione delle Rsa per anziani si è fatta sempre più grave, con i sindacati pensionati che hanno continuato a fare pressione sulle Istituzioni competenti e Prefetture in tutta la Lombardia per ottenere interventi urgenti, che interrompessero quella che è ormai si stava rivelando come “una vera e propria decimazione di una generazione”.

Stimolati dall’opinione pubblica, anche Tv, social e giornali hanno incominciato ad occuparsene.

Sono intervenuti Nas, Guardia di Finanza con più puntuali controlli e la Magistratura ha avviato anche una serie di inchieste che coinvolgono alcune case di riposo prestigiose come Pio Albergo Trivulzio, Don Gnocchi, Sacra Famiglia nel milanese ma anche altre, a macchia di leopardo, in tutto il Paese. Inoltre, le ispezioni dei Nas, che hanno ravvisato criticità in molte strutture, hanno fatto emergere con forza la mancanza di un controllo più capillare e continuo territorio da parte delle Istituzione pubbliche, che troppo spesso intervengono solo a danno compiuto.

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29 Apr
By: Staff 0

Omaggio alla grande età, di Rosalba Gerli

Adios Nonino è il brano che il musicista Argentino Astor Piazzolla scrisse per salutare il padre scomparso improvvisamente mentre lui si trovava in tournée in America Latina e che familiarmente chiamava “Nonino”.

Vi invito a cercare il brano su YouTube e ad ascoltarlo ricordando tutti gli anziani che ci hanno lasciati silenziosamente, in solitudine, senza l’abbraccio confortante e i messaggi di affetto sussurrati dai propri cari a causa della pandemia.

Voglio scusarmi con tutti loro perché non siamo stati capaci di proteggerli ma anche perché qualcuno, forse, tra le righe, ha insinuato il messaggio che potevano essere sacrificati.

Questo ci provoca un dolore ancora più profondo precipitandoci nel baratro di un vuoto di umanità che ci lascia soli ad affrontare una mancanza percepita come incolmabile.

Bisogna prendersi cura delle radici se vogliamo che l’albero viva crescendo robusto e sano.

I vecchi sono le radici della società e del nostro vivere insieme, della nostra imperfetta democrazia, per questo dobbiamo prendercene cura con amore, rispetto e dedizione, come fanno i figli che amano i loro padri e le loro madri, i nipoti che amano i loro nonni.

A loro dobbiamo tanto, io certamente devo molto.

Una delle più belle esperienze nel mio percorso professionale è stata quella vissuta con il mio primo gruppo di psicoterapia con persone anziane. Un’esperienza incredibilmente ricca ed emozionante che dura ancora oggi, perché molti di loro hanno finito il percorso mentre altri nuovi sono arrivati.

Ascoltarli mi ha guidato in un magnifico viaggio attraverso la storia del 900 e lungo i viali delle differenti fasi della vita dove il gruppo mi ha condotto con saggezza ed affetto.

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Rosalba Gerli è psicologa e psicoterapeuta individuale e di gruppo. Collabora regolarmente con la Cisl di Milano, curando lo sportello di sostegno psicologico, particolarmente importante in questo periodo di pandemia e di lutti.

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