Category: Interventi

18 Gen
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Scienziati e media in tempo di pandemia, a cura di Tiziano Fortin

“È da tempo che si registra un crollo nella fiducia delle competenze. La crisi del sapere esperto dipende da una evoluzione profonda della nostra società, da una radicale trasformazione dal modo con cui si costruisce la fiducia.”

Questa la sintesi di un’analisi interessante svolta in una trasmissione radiofonica dal professore Carlo Sorrentino, Professore Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Firenze, che così continua: “Nelle società gerarchiche si era portati a credere nell’efficacia del sapere istituzionale, la fiducia era intrinseca al ruolo. Se faccio il medico il mio parere non può essere messo in dubbio dai pazienti. Punto. Nelle società contemporanee la fiducia deve essere giocata ogni volta nel ruolo e devo guadagnarmela di continuo.”

È un processo che ogni genitore conosce bene. In passato l’autorità, soprattutto quella del padre, si esprimeva attraverso obblighi, censure, divieti, che non dovevano essere spiegati. Non si discuteva. Oggi invece l’autorevolezza va negoziata. È ancora possibile imporre prescrizioni o regole, ma vanno spiegate.

Se ampliamo il discorso e passiamo dalla famiglia alle società democratiche, fondate sulla centralità dell’opinione pubblica, si registra la stessa evoluzione.

Ognuno sa che deve continuamente portare prove alle proprie argomentazioni, perché gli interlocutori hanno facilmente accesso a un repertorio di informazioni spesso confuso, parziale, zoppicante, comunque più ampio che in passato e possono confrontarsi con un numero di opinioni e giudizi differenti e quindi chiedono continue dimostrazioni prima di fidarsi, qualsivoglia sia la fonte, un giornalista, un politico o anche uno scienziato.

L’ambiente digitale ha prodotto soltanto una ulteriore accelerazione di tale processo, perché è diventato ancora più agevole l’accesso alle informazioni.

La cosiddetta disintermediazione, cioè il fatto che ciascuno di noi può accedere alla conoscenza e anche alla cultura specifica in certi argomenti senza un intermediario, consente potenzialmente a chiunque di leggere, ascoltare, guardare enciclopedie di informazioni, come wikipedia, su ogni fenomeno sociale od ogni evento accaduto: una ricchezza, ma una ricchezza ingestibile che produce due possibili effetti:

1• Riparare nel già noto, rifugiandosi in quelle bolle informative dove ti viene ripetuto quanto vuoi sentirti dire, le opinioni che condividi, le idee più semplici da comprendere, le spiegazioni più lineari. Viene messo in risalto soltanto ciò che si approva, per non entrare in crisi, per non essere assaliti dai dubbi.

2• Altrimenti bisogna individuare una bussola (key word, ndr) efficace per decidere di chi e di che cosa fidarsi; questa bussola si chiama reputazione, un prerequisito fondamentale della fiducia. La reputazione in rete è fondamentalmente figlia della condivisione e quindi si conta un po’ su quanti apprezzano le cose ed eccoci alla fortuna dei like e dei wow, come su tripadvisor. Ma, se dalla pizza su tripadvisor passiamo a validazioni molto più complesse come l’efficacia di un vaccino o di cure mediche, si può comprendere come tutto questo diventi più difficile.

“Per questo motivo – prosegue Sorrentino – abbiamo accolto con piacere l’apparizione di virologi ed epidemiologi sui nostri schermi. Un primo sconcerto l’abbiamo registrato davanti alle differenti posizioni che stavano assumendo. Ma è così che lavora la scienza: esprime dubbi, prova e riprova. Quindi era normale che davanti a novità si prospettassero tante ipotesi anche fra loro divergenti.”

Poi però è successo qualcosa che ci dice dell’insidiosa quanto attraente forza delle logiche mediatiche, che rischia però di compromettere appunto la reputazione dei nostri scienziati.

La costante presenza sui mezzi di informazione ha infatti indotto molti di loro a recitare una parte: il vecchio saggio, quello che l’aveva già detto, lo scettico, il negazionista, quello che non si fida di nessuno, quell’altro che ribadisce come sia tutto sbagliato e da rifare. Quindi da esperti si sono trasformati in personaggi di quell’enorme commedia che è diventato il discorso sulla pandemia, un processo che può prendere una china (key word, ndr) pericolosa; e non si tratta di biasimare la vanità dei protagonisti, quanto piuttosto di temere che si comprometta l’affermazione di questa divulgazione scientifica. Bisogna saper raccontare come lavora la scienza, a cosa serve e così via.

Quindi è un bene che queste nuove star imparino in fretta le logiche dei media e devono imparare ad assecondarle per essere chiari e sintetici, ma senza caderci dentro e senza rischiare di far apparire anche la loro l’n-esima recita di una prestabilita parte in una commedia.

“ Infine, se – in logica glocally – alziamo lo sguardo non possiamo non rilevare che in generale la situazione è ancor meno rassicurante. Tra USA e Cina si sta infatti giocando una partita a poker che è nell’interesse di tutti riesca a trovare una soluzione diplomatica.

Speriamo bene.

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05 Ago
By: Staff 0

Voglio invecchiare diventando più giovane

Da alcuni anni, le istituzioni e gli enti preposti, ci raccontano che invecchiare non è una malattia,  in alcune tribù, infatti,  la figura del “vecchio” vuol dire “il saggio” a cui tutti devono portare rispetto.

Ma viviamo in una società dove è proprio così?

Una mattina ti svegli, ti guardi intorno e scopri, specialmente se sei rimasto solo, che regna il silenzio, le telefonate degli amici, che prima ti chiamavano con insistenza sono diminuite e anche le visite dei figli, se hai avuto la fortuna di averne, si sono diradate e ti rendi conto che ormai avvengono soltanto la domenica, per qualche oretta.

E … riflettendo su questa inaspettata solitudine capisci finalmente che stai invecchiando, che non servi più come una volta e che se hai voglia di fare, di imparare, di muoverti, devi cercare nuovi gruppi, nuove lezioni e nuovi ambienti.

Ma da soli tutto ha un significato più grigio, e poi magari ci sono i piccoli acciacchi fisici che ti impediscono di muoverti come vorresti.

Facciamo un passo indietro.

Lo Stato dovrebbe prendersi cura dei suoi cittadini over65  organizzando visite mediche e specialistiche per fare in modo che la vecchiaia venga vissuta in buona o discreta salute.

E’ inutile continuare a curare un solo organo per volta.

Bisogna acquisire la mentalità sanitaria di avere medici/geriatra che curino tutta la persona nell’insieme, dall’alimentazione allo stato psicologico per finire alla malattia.

Ma eravamo rimasti alla nostra solitudine. Al diavolo tutto!

Lasciatemi dire che, da soli, possiamo ritardare l’invecchiamento del nostro corpo e della nostra mente.

È vero, ci dicono da sempre  che il declino cognitivo è inevitabile ma, molte persone raggiungono età anche molto avanzate avendo un buon funzionamento mentale e mantenendo la propria autonomia nella quotidianità.

Oggi 31 luglio sto scrivendo questo articolo e Franca Valeri compie 100 anni.

Buon compleanno Franca. Ecco sto parlando proprio di Franca e tutte le Franca o Franco che ci sono in Italia.

Il nostro dna gioca un ruolo importante per invecchiare attivamente, ma altrettanto determinante è il nostro stile di vita.

Tenerci attivi ci aiuta a mantenere in equilibrio la nostra socialità, il nostro cervello e il nostro fisico.

E noi stiamo bene quando possiamo imparare cose nuove o dedicarci ad attività mentalmente stimolanti che rinforzano, potenziano e mantengono attive le nostre risorse mentali.

Apprendere qualcosa di nuovo ci aiuta a mantenere la nostra mente flessibile che ci protegge dai cambiamenti legati all’avanzare dell’età.

Dovremmo  affiancare alle nostre abitudini e routine quotidiane idee e attività nuove, diverse ma soprattutto in un contesto sociale.

In una parola. Dobbiamo evitare la solitudine e le lunghe ore di attesa che ci riservano le visite dei nostri nipoti e figli o, per chi non ne ha, di parenti prossimi. 

Dobbiamo soprattutto coltivare relazioni significative con altre persone.

Patrizia Egle Messina

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14 Lug
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No alla cultura dello scarto. La relazione di Ragazzini delinea la strategia  del sindacato pensionati del dopo pandemia

Cita Papa Francesco Piero Ragazzini per dire un no deciso alla “Cultura dello scarto.”

Si è svolto a Roma l’uno luglio la riunione del primo esecutivo FNP del post pandemia.

«L’epidemia del COVID 19 – ha detto il Segretario generale – ha reso ancora più trasparente la nostra situazione di persone fragili e questo ci carica di  responsabilità, e non deve condurci a un sentimento compassionevole ma porta in se l’istanza della giustizia sociale, induce (come voi avete fatto) a portare aiuto, a farvi prossimo, perché ci rendiamo conto di essere di fronte ad una situazione che è ma che non dovrebbe essere, che è di un altro ma che potrebbe essere la nostra.

In questo scenario non voglio evocare la “retorica” dei “nonni” che se ne vanno, della generazione che ha “ricostruito” l’Italia, che muore senza nemmeno poter avere un funerale e l’ultimo addio di amici e parenti.

Voglio dire con estrema chiarezza e a voce alta, prendendomi il rischio di essere frainteso, ma in questi mesi di tempo sospeso, dove come vostro Segretario dopo poche settimane ho dovuto convivere con questa situazione drammatica, ho riflettuto che in realtà gli anziani/e, per troppe persone, istituzioni, politici e forse qualche sindacalista, erano già “scartati” dalla società.

Se, come ormai ci ripetiamo come un rito, ma rito non può diventare, “niente sarà più come prima”, allora è tempo di farci un esame di coscienza collettivo e utilizzando le parole di Papa Francesco dire NO alla cultura dello scarto.»

La diversa percezione della pandemia,  ricorda il segretario generale, rischia di creare  «una sorta di “linea gotica”.

Una divisione psicologica, culturale, materiale che rischia che molti di voi non potranno dimenticare, mentre in altre parti del Paese, avendone un’esperienza indiretta cercheranno di passare oltre in fretta.

Ma tutti dovremo fare i conti con le conseguenze economiche e sociali di quello che è accaduto e accade nel tempo che si apre.  

Per questo serve un PATTO SOCIALE forte perché come ci ha ricordato Papa Francesco in una San Pietro deserta che rimarrà negli occhi di ognuno di noi:

“Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa.

Ci siamo trovati in una stessa barca fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme e a confortarci a vicenda.

Su questa barca ci siamo tutti. E ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo. Ma solo insieme. Nessuno si salva da solo”.»

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29 Mag
By: Staff 0

La pandemia ci ha sconvolto. Le riflessioni del Segretario Generale FNP Pietro Ragazzini

“Questa pandemia ha sconvolto la vita di tutti noi e dei nostri anziani in particolar modo.” Con queste parole inizia una lunga intervista al quotidiano “Il Dubbio” del segretario generale della FNP Pietro Ragazzini.

“Da un giorno all’altro abbiamo dovuto gestire una situazione imprevedibile che ci ha colti di sorpresa, impedendoci di vivere gli affetti e le persone a noi più care, bloccandoci in casa, senza la possibilità di poter uscire. Per i nostri pensionati la prova è stata ancora più dura. Oltre al dramma più volta denunciato, quello vissuto nelle RSA e nelle case di riposo, moltissimi nonni sono rimasti a casa da soli, senza neanche la possibilità di ricevere la visita dei propri figli, dei propri nipoti, cosa questa che a volte gli ha fatto sentire soli.”

Secondo Ragazzini il corona virus, oltre a portare lutti e dolore, ha sconvolto tutte le abitudini e quindi anche la FNP, il sindacato dei pensionati della CISL, dovrà ripensare la sua missione tra gli anziani:

“Noi, come federazione dei pensionati, dobbiamo impegnarci per portare avanti una rivolta morale che abbia l’obiettivo di cambiare direzione alla cura degli anziani, modificando anche la linea di pensiero che vede i più vulnerabili come un peso. È indispensabile sottolineare il loro ruolo importante, il loro apporto fondamentale per costruire e realizzare una solidarietà tra le generazioni che sia da impulso alla società di domani. Sarà un lavoro di ricostruzione importante non facile per un mondo che sta affrontando una prova difficile. Un lavoro che, con l’aiuto di tutti, saremo capaci di portare a compimento.“

Un cambiamento che è già cominciato con la fase due:

“Vestire la contingenza, potremmo definire così la Fase 2 e allo stesso tempo pensare a lungo rispetto al modello di sviluppo che ci dovrà accompagnare per il futuro. Lavorare così come vivere in questo frangente ha assunto una dimensione completamente nuova, obbligandoci ad adottare tante metodologie mai sperimentate, facendoci conoscere altrettanti nuovi strumenti capaci di tenere vicini di tenerci vicini nonostante la distanza e in questa nuova dimensione proprio gli anziani sono l’anello debole così come ora lo sono i giovani.”

Secondo Ragazzini, soltanto una maggiore cooperazione e la solidarietà potranno permettere a tutti i ceti del paese di ritrovare il loro spazio nella società, senza lasciare indietro nessuno, a cominciare dagli anziani:

“Non sappiamo ancora cosa ci aspetta. L’unica cosa che dobbiamo ripeterci con tenacia e perseveranza è quella di usare molta prudenza in questa ripartenza, puntando su l’unico modo che abbiamo di affrontare il futuro ossia stare insieme, magari solo virtualmente per ora, in uno spirito di vicinanza e cooperazione. Ciascuno di noi deve riscoprire il rispetto, il mutuo soccorso, la compassione ed essere lievito capace di conciliare questo paese, un paese che ha bisogno di essere unito soprattutto in momenti difficili come quello attuale, in cui abbiamo visto all’opera l’Italia migliore. Ora c’è bisogno di un grande patto sociale come, nella migliore tradizione CISL, sta ricercando con forza la nostra segretaria generale Annamaria Furlan, un nuovo umanesimo insomma.”

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27 Mag
By: Staff 0

Sanità in Lombardia, giusto, doveroso e responsabile chiedersi che cosa è successo con la pandemia

Emilio Didonè invita tutti a una consapevole riflessione su quanto è successo, a ricordare i fatti così come sono, a leggere le decisioni e le carte. Insomma, un accorato invito a coerenza e senso di responsabilità.

In merito alla sanità in Lombardia e al dibattito dei giorni scorsi, Emilio Didonè, segretario generale Fnp Cisl Lombardia, interviene “a freddo” con una riflessione aperta a istituzioni, mondo della politica, organi di informazione, associazioni, lavoratori, pensionati, cittadini.

“Le recenti dichiarazioni alla Camera (la sede idonea in questi casi), le divergenze sulla gestione dell’emergenza tra Regioni e Governo, le divergenza tra Regioni e Regioni, le divergenza tra Regioni e Comuni meritano un’analisi onesta, il più corretta possibile intellettualmente e scevra da qualsiasi pregiudizio”.

Dichiara Emilio Didonè che “In queste settimane, ci accade di notare una distanza tra i fatti reali di come li stiamo vivendo e le diverse interpretazioni dei media.

La percezione dei fatti, vissuti in prima persona, non ha nulla a che vedere con quello che raccontano i media.

Constatiamo che, se si critica la sanità in Lombardia è lesa maestà, subito si levano fortissime voci di protesta, quasi che si trattasse di un sistema da difendere sempre e in ogni caso, a prescindere”.

“In Cisl pensionati, siamo e restiamo autonomi e indipendenti da ogni posizione politica: siamo testimoni di ciò che accaduto, di ciò che accade e di ciò che si potrebbe migliorare, a prescindere dal colore politico dei rappresentanti delle istituzioni. Più volte, nel parlare della situazione nazionale e regionale, siamo intervenuti, persuasi che criticare il nostro Paese significa amarlo.

La reazione alla critica, allora, non dovrebbe essere di solo sdegno e di negazione, persino dell’evidenza.

Una sana reazione alla critica – continua Didonè – vorrebbe dire essere capaci di fare autocritica, riconoscere i propri errori, lavorare per non ripeterli e per migliorare il sistema dove si è dimostrato più carente. Dopo il primo modello arriva il secondo, il terzo, eccetera,  sempre meglio del precedente, se vuoi soddisfare i cittadini”.

“Sul territorio lombardo i numeri dei contagi, dei decessi, della diffusione della malattia, della tragedia che si è consumata nelle Rsa sono troppo alti perché si possa parlare solo di sfortuna, di casualità e di tsunami.

“Il sindacato dei pensionati Cisl Lombardia, sin da fine febbraio, si è esposto in prima persona (contro il parere di molti) a chiedere prudenza e cautela, in particolare agli anziani, nei comportamenti individuali per quella che si preannunciava da subito un’emergenza di grandi proporzioni.

A marzo, il sindacato dei pensionati, unitariamente, ha dichiarato “inapplicabile” la delibera regionale che permetteva alle Rsa di ospitare pazienti Covid19.

Si sono succeduti poi diverse dichiarazioni pubbliche, richieste di incontro e comunicati stampa che chiedevano più controlli e più interventi, visto il livello di contagio negli ospedali, tra gli operatori sanitari, tra i medici di base, nelle stesse Rsa.

Tutte ignorate da Regione Lombardia che ha continuato a fare errori senza mai ascoltarci”.

“Sulla necessità di rafforzare la medicina territoriale, sull’importanza dell’assistenza domiciliare, della telemedicina, del prendersi cura della persona e di un modello sanitario che “non penalizzi” la sanità pubblica, il sindacato si è speso da sempre.

Ora ci siamo tutti resi conto che la sanità è una “res cosa pubblica” e ci chiediamo: ma quali e quanti interessi si muovono in Lombardia, se ogni accenno di critica alla situazione attuale crea tanto scompiglio?”.

“Oggi come in futuro – conclude Didonè – tutti noi siamo chiamati a rispondere alla nostra coscienza, ai nostri valori, all’esame dei fatti così come si sono svolti, alla memoria puntuale di quello che è successo.

Tutti noi siamo costretti a guardarci allo specchio, richiamati alla coerenza tra la nostra oratoria e i nostri comportamenti.

Vale per tutti: cittadini, rappresentanti politici, responsabili delle istituzioni. Almeno a partire da ora, che si provi a far coincidere parole e fatti”.

 

 

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21 Mag
By: Staff 0

Non abbassiamo la guardia: dobbiamo continuare a mantenere la giusta paura del contagio

La paura è un’emozione antica, potente e utile; ci permette di prevenire i pericoli ed evitarli.

Avere la “giusta” paura non solo è normale ma ci protegge dal pericolo, di essere contagiati e contagiare gli altri, spingendoci dunque ad attuare tutte le misure preventive e cautelative che le Autorità ci hanno invitato ad intraprendere.

La prima cosa da fare è fare attenzione e mettere in atto quei comportamenti virtuosi che sentiamo ripetere ogni giorno: mantenere una distanza di sicurezza dagli altri (parenti e amici inclusi), lavarsi spesso le mani senza temere di esagerare, evitare strette di mano baci e abbracci, stare il più possibile in casa ma uscire quando occorre.

Più mettiamo in atto comportamenti di questo tipo, più ci sentiamo protetti, rassicurati, meno ansiosi.

Ma ricordiamoci anche che non esiste solo il coronavirus! Nonostante la realtà di ogni giorno ce lo ricordi costantemente, è importante riprovare a portare la nostra attenzione anche su altro.

Riconcentrarsi e dirottare il pensiero su cose e persone che possono darci piacere, che possono svagare la mente impegnandoci in attività concrete che ci appassionano.

Riprendere con la saggia prudenza a vivere la normalità è il miglior toccasana contro ansia, pensieri ripetitivi, negativi e spesso inconcludenti.

Proviamo a ricominciare in sicurezza con disposizioni che ogni governatore o sindaco potrà decidere. Da ricordare:
il metro di distanza minima da tenere sempre presente nei rapporti sociali, 37,5 è la temperatura oltre la quale sarà vietato uscire di casa e/o fare ingresso in qualsiasi luogo, divieto di assembramento.

Per tutte le attività che ripartono «Regioni e Province autonome devono aver preventivamente accertato la compatibilità con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori» e aver «individuato protocolli o linee guida per ridurre i rischi». Indicazioni che verranno riviste se la curva epidemica subirà variazioni.

Anziani e persone fragili

Non ci sono categorie per le quali scattano particolari divieti ma “è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità, ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità”.

Inoltre è consigliato di:

  • lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con una soluzione idroalcolica per almeno 40 – 60 secondi,
  • rispettare la misura di distanziamento sociale che significa stare lontani almeno 1 metro dalle altre persone,
  • evitare abbracci e strette di mano,
  • arieggiare spesso gli ambienti in cui si soggiorna,
  • curare la pulizia delle superfici.

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Di Emilio Didoné, Segretario Generale FNP Lombardia

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04 Mag
By: Staff 0

Un primo maggio di rinascita: le riflessioni del Segretario generale FNP

Inizia citando Norberto Bobbio il segretario generale FNP Piero Ragazzini nella sua lettera a tutti gli iscritti della FNP nella quale paragona questo momento storico con quello del dopoguerra e della nascita della CISL.

Allora come oggi dialogo sociale e impegno dei corpi intermedi sono fondamentali per una rinascita di un paese in lutto ed economicamente in grave crisi.

“Care Amiche e cari Amici,

Ci sono due modi per celebrare la memoria condivisa.

Il primo è limitarsi alla funzione esteriore di un rito collettivo.

L’altro – per usare le parole di Norberto Bobbio – è alimentare una memoria interiore, verificandola, attualizzandola, connettendola al presente. Rendendola viva. Oggi, in occasione della Festa del Lavoro e dei settant’anni dalla nascita della Cisl raccogliamo questo monito e dedichiamo alla memoria dei migliaia di caduti, un tributo che non è, non può essere, solo celebrazione esteriore.

È stato detto tante volte che la situazione attuale è vicina a quella di un contesto bellico. Ce lo ricordano gli scomparsi: donne e uomini, giovani e lavoratori, tanti pensionati il cui lavoro ha fatto grande il Paese e che oggi se ne vanno in silenzio.

Ce lo rammenta un contesto economico potenzialmente catastrofico. Rievocare la memoria interiore vuol dire non limitarsi a listarsi a lutto.

Ma ricordare come l’Italia sia già riuscita a risollevarsi, a rigenerarsi, diventando faro di sviluppo e democrazia.

Se questo è stato possibile lo si deve al coinvolgimento di tutta la società civile, alla capacità del mondo del lavoro di entrare, da posizione indipendente, nelle dinamiche nazionali e internazionali di decisione e di dialettica democratica. Questa è stata la grande rivoluzione del  “sindacato nuovo”.

Quando il 30 aprile del 1950 Giulio Pastore pronuncia le parole che danno vita alla nuova Confederazione, l’Italia è in ginocchio, e con essa l’Europa. A cinque anni dalla fine del conflitto mondiale, il continente è devastato, l’industria nazionale è a pezzi, la classe dirigente tutta da ricostruire. La risposta della Cisl non si fa attendere: protagonismo sociale, europeismo, centralità della persona.

Seguendo questa bussola, noi oggi dobbiamo nuovamente ridefinire equilibri che in questi anni sono andati spostandosi altrove.

Nelle rendite speculative e parassitarie. Nella svalutazione del ruolo del lavoro. In politiche comunitarie ciecamente rigoriste, antisociali e tecnocratiche. Nell’incedere di quella “logica dello scarto” denunciata da Papa Francesco che privilegia l’economia di carta e tratta la persona e il lavoro come un ingranaggio residuale del circuito produttivo.”

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29 Apr
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Case di riposo: I morti e le responsabilità. Interviene Emilio Didoné

Rsa, le morti silenziose dei nostri anziani nelle Residenze sanitarie assistenziali non diventino solo un capro espiatorio mediatico

Di Emilio Didoné, Segretario Generale FNP CISL Lombardia

 

Il 17 marzo la Fnp Cisl ha denunciato, unitariamente con i sindacati pensionati di Cgli e Uil, la forte preoccupazione per la decisione della regione Lombardia di “individuare anche le Rsa case di riposo per anziani come strutture ospitalità di pazienti Covid 19 dimessi dalle strutture ospedaliere”.

Era “inopportuno e irragionevole” il solo pensare di mettere in sicurezza gli ammalati del Covid 19 dimessi dagli ospedali dentro le Rsa in presenza di altri ospiti anziani, senza rischiare di mettere a repentaglio la salute di questi anziani già provati per le patologie croniche di cui spesso soffrono.

Questa proposta di Regione Lombardia non avrebbe potuto garantire la necessaria sicurezza degli ospiti anziani oggi ricoverati in molte Rsa lombarde non adeguate a tali accoglienze infettive.

Zero ascolto da parte di Regione e Ats con zero risposte, ma purtroppo i fatti ci hanno dato ragione: “gli anziani più fragili sono diventati le vittime sacrificabili al coronavirus nel silenzio assordante di molti in quei giorni”.

La situazione delle Rsa per anziani si è fatta sempre più grave, con i sindacati pensionati che hanno continuato a fare pressione sulle Istituzioni competenti e Prefetture in tutta la Lombardia per ottenere interventi urgenti, che interrompessero quella che è ormai si stava rivelando come “una vera e propria decimazione di una generazione”.

Stimolati dall’opinione pubblica, anche Tv, social e giornali hanno incominciato ad occuparsene.

Sono intervenuti Nas, Guardia di Finanza con più puntuali controlli e la Magistratura ha avviato anche una serie di inchieste che coinvolgono alcune case di riposo prestigiose come Pio Albergo Trivulzio, Don Gnocchi, Sacra Famiglia nel milanese ma anche altre, a macchia di leopardo, in tutto il Paese. Inoltre, le ispezioni dei Nas, che hanno ravvisato criticità in molte strutture, hanno fatto emergere con forza la mancanza di un controllo più capillare e continuo territorio da parte delle Istituzione pubbliche, che troppo spesso intervengono solo a danno compiuto.

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29 Apr
By: Staff 0

Omaggio alla grande età, di Rosalba Gerli

Adios Nonino è il brano che il musicista Argentino Astor Piazzolla scrisse per salutare il padre scomparso improvvisamente mentre lui si trovava in tournée in America Latina e che familiarmente chiamava “Nonino”.

Vi invito a cercare il brano su YouTube e ad ascoltarlo ricordando tutti gli anziani che ci hanno lasciati silenziosamente, in solitudine, senza l’abbraccio confortante e i messaggi di affetto sussurrati dai propri cari a causa della pandemia.

Voglio scusarmi con tutti loro perché non siamo stati capaci di proteggerli ma anche perché qualcuno, forse, tra le righe, ha insinuato il messaggio che potevano essere sacrificati.

Questo ci provoca un dolore ancora più profondo precipitandoci nel baratro di un vuoto di umanità che ci lascia soli ad affrontare una mancanza percepita come incolmabile.

Bisogna prendersi cura delle radici se vogliamo che l’albero viva crescendo robusto e sano.

I vecchi sono le radici della società e del nostro vivere insieme, della nostra imperfetta democrazia, per questo dobbiamo prendercene cura con amore, rispetto e dedizione, come fanno i figli che amano i loro padri e le loro madri, i nipoti che amano i loro nonni.

A loro dobbiamo tanto, io certamente devo molto.

Una delle più belle esperienze nel mio percorso professionale è stata quella vissuta con il mio primo gruppo di psicoterapia con persone anziane. Un’esperienza incredibilmente ricca ed emozionante che dura ancora oggi, perché molti di loro hanno finito il percorso mentre altri nuovi sono arrivati.

Ascoltarli mi ha guidato in un magnifico viaggio attraverso la storia del 900 e lungo i viali delle differenti fasi della vita dove il gruppo mi ha condotto con saggezza ed affetto.

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Rosalba Gerli è psicologa e psicoterapeuta individuale e di gruppo. Collabora regolarmente con la Cisl di Milano, curando lo sportello di sostegno psicologico, particolarmente importante in questo periodo di pandemia e di lutti.

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