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23 maggio
Claudia Silivestro 23 maggio 2022

23 maggio 2022: a trent’anni dalla strage di Capaci

Luigi Sbarra: allora, fu il mondo del lavoro a scendere in campo per sollecitare una risposta unitaria ed attiva

Oggi, 23 maggio 2022, ricorrono i trent’anni dalla strage di Capaci. Il 23 maggio 1992 un attentato costò la vita a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Solo pochi mesi dopo, il 19 luglio, fu la volta dell’attentato mortale a Paolo Borsellino. Luigi Sbarra ricorda l’anniversario con un intervento su Conquiste del Lavoro, sottolineando che tanti sono ancora gli interrogativi ed i misteri irrisolti di quella pagina tragica nella storia del nostro Paese, a cominciare dalle cause profonde e dai mandanti occulti degli attentati. Al tempo stesso, commemorare la strage di Capaci è occasione per ricordare le spinte alla rinascita, i movimenti ideali che spesso nascono da avvenimenti tragici e che ci inducono a reagire.

Dall’intervento di Sbarra:

“Il 27 giugno di quell’anno centomila lavoratori giunsero in Sicilia a Palermo da ogni parte d’Italia dietro le bandiere del sindacato per chiedere giustizia, legalità, sviluppo. Ci fu una grande manifestazione unitaria, la più imponente nella storia del Mezzogiorno, che costituì una svolta per la nascita di un sentimento collettivo di “rivolta delle coscienze’ nei confronti del ricatto criminale. La Repubblica reagì e mostrò il suo volto più nobile e partecipato. Il sacrificio dei suoi servitori mobilitò cittadini, associazioni e istituzioni. Le immagini delle lenzuola bianche esposte al vento divennero simbolo di una chiara volontà di cambiamento”.

Oggi come allora, il sindacato può assumere il ruolo di sentinella della legalità, mostrando la sua presenza attiva nei momenti più importanti per il Paese. Questo è il motivo per cui, oggi, alla sfida della realizzazione del Pnrr bisogna rispondere con un percorso partecipato, per assicurare trasparenza, legalità, rispetto delle regole, per inserire lo sviluppo in un percorso di crescita e integrazione sociale, perché

“la criminalità si annida nella povertà, si nutre oggi delle diseguaglianze crescenti nel paese a causa della pandemia e della guerra, nel senso diffuso di solitudine e frustrazione”.