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Staff 8 novembre 2019

Clima: le conseguenze dei cambiamenti aumentreranno le diseguaglianze

Il cambiamento climatico indotto dall’azione umana rappresenta una delle grandi minacce e delle grandi sfide di questo secolo.

Pur non essendo fra le aree più povere e vulnerabili, l’Italia è tuttavia, per la sua collocazione mediterranea, uno dei Paesi europei più esposti alla crisi climatica, un vero e proprio ”hot spot” del clima.

Proseguendo con il trend attuale di emissioni, l’Italia rischia di avere perdite di alcuni punti percentuali di Pil già a metà secolo e fino al 10% di Pil nella seconda metà del secolo, pari circa 130 miliardi di euro l’anno.

La Relazione 2019 sullo stato della green economy è stata presentata ieri in apertura degli Stati Generali della Green Economy.

La crisi climatica non solo rallenterà la crescita, ma aggraverà anche il divario delle condizioni economiche del Sud Italia rispetto al resto del Paese, con un aumento della disuguaglianza regionale stimato del 60% nella seconda metà del secolo.

Le proiezioni contenute nello studio evidenziano una dicotomia nord-sud in cui le regioni meridionali e le isole maggiori riportano perdite del 5-15% nel 2050 e del 5-25% nel 2080, ma anche al nord si registreranno spiccate perdite nelle aree del veneziano.

Per fortuna, però, anche in Italia qualcosa si sta muovendo. Una serie di proposte, con otto obiettivi per un Piano decennale, potrebbero avviare concretamente un Green new deal che potrebbe portare in pochi anni in Italia circa 200 miliardi di nuovi investimenti e oltre 800mila posti di lavoro, per affrontare la crisi climatica e raggiungere così gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Questo è stato il cuore dell’appuntamento di apertura degli Stati generali della Green economy a Ecomondo alla Fiera di Rimini.

Va anche detto che l’Italia è tra i ventisette Paesi sviluppati che hanno promesso in totale 9,8 miliardi di dollari per contribuire a reintegrare un fondo delle Nazioni Unite che aiuta i Paesi più poveri a ridurre le emissioni di carbonio e ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici.

Si tratta del contributo all’ultimo round di raccolta fondi per il Green Climate Fund (Gcf). Il valore totale di questi impegni supera i 9,3 miliardi di dollari che erano stati promessi nell’ultima tornata del 2014, nonostante l’assenza questa volta degli Stati Uniti e dell’Australia.

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