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Staff 5 ottobre 2020

Donne e Covid-19. Premiate 206 operatrici sanitarie

È successo a Milano il 28 settembre scorso. L’iniziativa è stata promossa sempre dalla Fondzione Onda con la Regione Lombardia in occasione del IV Congresso nazionale della Fondazione stessa.

Sono dottoresse, infermiere, ostetriche, tecniche di laboratorio, psicologhe a ricevere il riconoscimento “Donne e Covid-19”: ringraziate da Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda per “avere avuto un ruolo chiave nella gestione di questa emergenza sanitaria distinguendosi per l’essenziale contributo agito», dice. «I lunghi mesi dell’emergenza sanitaria hanno visto il personale degli ospedali con i Bollini Rosa in prima linea nella gestione della pandemia, molte lavoratrici hanno dovuto isolarsi dagli affetti più cari: anche la loro salute mentale è stata messa a dura prova».

A consegnare il riconoscimento, Mattia Maestri, il paziente di Codogno che in prima persona testimonia l’impegno incessante e la dedizione riservata ai pazienti durante l’emergenza: « Il mio è un messaggio di stima, di orgoglio verso tutti coloro che hanno lavorato e lavorano nel campo sanitario, che hanno combattuto e stanno ancora combattendo in prima linea contro il diffondersi del coronavirus. Sono stati chiamati a fare turni infiniti e strazianti e con determinazione e professionalità hanno dato il massimo, sono stati la colonna portante dell’intero Paese in una situazione di emergenza estrema. Non dimentichiamoci di loro ora che l’emergenza sembra passata, meritano il rispetto e il sostegno di tutti».

Le assegnazioni sono state decise da un Comitato composto da medici e da esperti di settore sulla base delle segnalazioni ricevute dagli ospedali Bollini Rosa, molte delle quali pervenute in particolare da Lombardia e Veneto, le regioni più colpite della pandemia Covid-19.

Storie di resistenza e tenacia si sono affiancate a storie di sensibilità e umanità. Come quella di una dottoressa marchigiana che ha dovuto combattere la sua battaglia non solo in corsia, ma anche tra le mura domestiche. Mamma di una bambina con fibrosi cistica, malattia genetica grave e ancora orfana di una cura risolutiva, si è messa in autoisolamento per mesi e al contempo è stata il perno del Pronto Soccorso durante l’emergenza, guidandolo dalla sua casa. Si è distinta per aver contribuito a scoprire i primi casi di Coronavirus, riuscendo nella difficile impresa di governare e rivoluzionare l’attività del pronto soccorso per la gestione dei pazienti Covid-positivi.

Piccoli e grandi gesti che in un periodo così pieno di difficoltà hanno fatto la differenza. Come  il caso di un’infermiera laziale, una delle molte operatrici sanitarie che ha dedicato attenzione e importanza ai contatti tra pazienti e famigliari, tramite l’uso di tablet e smartphone. Le videochiamate hanno avuto un ruolo determinante nel periodo di isolamento; per molto tempo sono state l’unico mezzo di interazione con i propri cari, che hanno potuto trasmettere tutto il calore umano a chi era ricoverato e ricevere dai medici costanti informazioni sul loro stato di salute.

Le premiate hanno ricevuto anche le immagini fotografiche delle opere dei tre writers che hanno aderito all’iniziativa: Austin Fowler (https://austinzart.com/), Laika (https://laika1954.com/) e Cheone (Cosimo Caiffa) tramite l’associazione UNISONO APS, Spazio Baluardo di Milano. Dall’Italia agli Stati Uniti, alla Cina gli artisti hanno lanciato nuovi messaggi celebrando il lavoro del personale sanitario e invitando gli abitanti delle città a non uscire di casa dipingendo mascherine e divieti.

Nadia Bertin