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Staff 28 marzo 2019

In Italia la produttività ristagna e i salari non crescono: si avvia il confronto sul salario minimo

L’ Italia non ha ancora risolto il suo problema (per usare un eufemismo) di produttività. Tra il 2000 e il 2016 la produttività del lavoro in Italia è aumentata dello 0,4%.

Lo certifica l’Istat, che ci propone il paragone impietoso con i nostri competitor: nello stesso periodo l’aumento è stato del 15% in Francia, nel Regno Unito, in Spagna e del 18,3% in Germania.

Insomma, il settimo rapporto Istat sulla Competitività dei Settori Produttivi, presentato ieri, è allarmante. Il rapporto sottolinea che questa è “la differenza più significativa” tra l’Italia e gli altri maggiori Paesi della Ue.

“Sul fronte della competitività né il costo del lavoro né l’evoluzione dei prezzi sembrano avere svolto un ruolo di freno per il Paese”, spiega l’Istat. Il rapporto ricorda che la crescita dell’economia italiana è rallentata nel 2018, con un +0,9% da +1,6% del 2017 e il divario nei confronti dell’area euro, cresciuta in media dell’1,8%, è tornato così ad ampliarsi dopo essersi ridotto nel biennio precedente. Una situazione che ha inevitabilmente anche avuto riflessi negativi sui salari medi che negli ultimi dieci anni, al netto dell’inflazione, sono calati in Italia del 2%, come si evince da un recente rapporto dell’istituto dei sindacati europei Etuc.

E’ in questo contesto non certo positivo, che si avvia il confronto con tra sindacato e governo sul Salario Minimo tornato di attualità dopo la vittoria di Zingaretti alle primarie Pd e l’invito, lanciato da Di Maio, a convergere sulla proposta grillina in materia. Per quanto riguarda il metodo i sindacati apprezzano la volontà di trovare soluzioni condivise, espressa dal governo durante il confronto sul tema. Nel merito, le organizzazioni sindacali puntano a non scalfire ma, anzi, rafforzare il contratto.

“Vorremmo che il confronto che abbiamo iniziato sul salario minimo con il Governo valorizzasse il ruolo della contrattazione collettiva – dice a proposito la segretaria generale Cisl, Annamaria Furlan – e di come facciamo crescere non solo la paga oraria ma estendere anche diritti, tutele, garanzie a quei lavoratori oggi non coperti dai contratti. Questo è il nostro obiettivo”. Ma per irrobustire i salari, ricorda la leader cislina, esistono anche altri strumenti, come “un fisco amico del lavoro”.

“È importante – sottolinea ancora Furlan- che oggi imprese e sindacati dicano insieme al Governo di tagliare il cuneo fiscale. L’ 85 % dell’erario si basa sui prelievi dei lavoratori e pensionati. Finora tutti i governi non ne hanno tenuto conto. Speriamo che sia la volta buona”.

Anche Cgil e Uil chiedono di partire dalla contrattazione. Poiché tra l’80 e il 90% dei lavoratori italiani è coperto dai contratti nazionali, evidenzia Corso Italia, “noi proponiamo di rendere quei contratti ‘erga omnes’, che valgano cioè per tutti”.

In questo modo, oltre al salario, “anche altri aspetti come le ferie diventerebbero per legge i minimi sotto cui non si può andare”


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