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Staff 5 marzo 2019

Lavoratrici e lavoratori domestici: sono oltre due milioni, ma il 60% lavora in nero

Per pagare i lavoratori domestici – colf e badanti – le famiglie italiane spendono 6,9 miliardi all’anno: 1,4 miliardi in Lombardia e un miliardo nel Lazio. Sono Sardegna, Lazio, Umbria e Toscana le regioni dove è più alta la presenza di lavoratori domestici regolari rispetto alla popolazione residente.

In totale, i lavoratori assunti in regola nel settore sono 865 mila (il 54,4% di colf e il 45,6% di badanti).

Dal 2008 al 2017 questi lavoratori sono cresciuti del 26 per cento. Sono alcuni dati che emergono dal rapporto «Il lavoro domestico in Italia: dettaglio regionale», elaborato da Domina, associazione nazionale delle famiglie datori di lavoro domestico.

La crescita dei lavoratori domestici è dovuta in tutte le regioni italiane all’aumento dei lavoratori che si occupano di assistenza, le cosiddette badanti. È un fenomeno dovuto all’elevata incidenza degli anziani: gli over 65 in Italia sono 13,6 milioni, e gli over 85 sono 2,1 milioni. Un dato destinato ad aumentare: si stima che gli over 80 nel 2050 rappresenteranno il 13,6% della popolazione.

Il numero complessivo dei lavoratori domestici in Italia è di circa due milioni: c’è infatti una componente di lavoro irregolare stimata al 60 per cento. «Consentire la deducibilità delle retribuzioni, oltre che dei contributi, servirebbe a far emergere molta parte di questo lavoro sommerso», spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina.

Il settore spera anche nella modifica del decreto 4/2019 sul reddito di cittadinanza, per estendere alle famiglie gli incentivi a chi assumerà i percettori del nuovo sussidio: l’articolo 8 del decreto prevede infatti incentivi solo per le imprese, ma non per le famiglie che dovessero assumere colf o badanti.

«Se pensiamo – aggiunge Gasparrini – che il datore di lavoro domestico ha un’età media di 65 anni, con punte di 66 anni in Sicilia e 76 in Basilicata, regioni dove magari i figli non sono accanto ai genitori e non si intestano direttamente il rapporto di lavoro domestico, capiamo che le famiglie meritano un sostegno per avvalersi dell’aiuto di questi lavoratori».

Leggi l’articolo completo di Valentina Melis sul Sole 24 ore