News

Staff 20 novembre 2020

Nuovi ambulatori nelle periferie: una buona notizia, ma non bastano. I sindacati scrivono all’ATS

L’ATS aprirà quattro nuovi ambulatori di quartiere nelle periferie milanesi.

Una buona notizia per le organizzazioni sindacali confederali e dei pensionati che da tempo chiedevano all’Agenzia per la Tutela della Salute un rafforzamento della medicina territoriale nella città metropolitana.

Una decisione in controtendenza rispetto a quanto avvenuto negli ultimi anni che viene così commentata da CGIL CISL UIL milanesi: “Sicuramente una buona notizia che dà ragione a chi, come noi, ha sempre sostenuto la necessità di attivare presidi socio sanitari sparsi nel territorio e ha fatto tante battaglie per potenziare la sanità territoriale, come nel caso di via Masaniello, a Baggio. Però è una goccia nel mare e per come è stata presentata. –

Una scelta insufficiente, secondo il sindacato, perché:  “Occorre un piano organico per Milano e non interventi spot. I servizi territoriali di cui c’è necessità devono comprendere edifici che ospitano una gamma di servizi completa e in grado di rispondere alle necessità della popolazione: dagli studi dei medici di base, alla prevenzione, alla specialistica, ai consultori… Questa è la nostra proposta, che è ancora più attuale vista la situazione a dir poco sconcertante che stanno vivendo i cittadini milanesi.”

Nel loro comunicato CGIL CISL UIL non potevano non toccare il tema dei vaccini antinfluenzali che “Sono una chimera per tanti, troppi, milanesi che rientrano nelle categorie che ne avrebbero diritto e che si sentono rispondere di ripassare più avanti, perché a oggi i vaccini non ci sono per tutti, altro che in modo rapido e fluente come è stato scritto.”

Un affondo, infine, a come viene affrontata la pandemia e al ruolo del Privato accreditato:

“I tamponi sono diventati un terreno dove è difficile orientarsi e, alla fine, diventa più semplice rivolgersi al privato, con buona pace del servizio pubblico universalistico. Le USCA, che dovrebbero aiutare i medici di famiglia ad assistere al domicilio i pazienti e per le quali il Governo ha stanziato risorse ad hoc, non sono state attivate, o meglio, sono largamente insufficienti. In questo vuoto non a caso si fa strada l’offerta di pacchetti di presa in carico da parte delle strutture private che, legittimamente, offrono prestazioni a cifre alte, troppo alte, per un territorio dove il 60% della popolazione guadagna meno di 26.000 euro all’anno e dove il servizio sanitario pubblico dovrebbe assicurare prestazioni a tutti.”

I tre segretari confederali hanno sollecitato ancora una volta un incontro urgente tra ATS e sindacato.

Leggi il comunicato confederale.