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Staff 28 ottobre 2019

“Quota cento c’è, non è risolutiva ma non cambiamo le carte in tavola ogni momento”

Milano, 24 ottobre 2019 – Tra le diverse fazioni di questo Governo si discute tanto di questa “quota 100”, per carità può essere un tema importante ma perché non si concentrano su altri capitoli che dovrebbero interessare di più il sistema Paese e gli italiani. Pensiamo alla questione della sanità, della scuola, della denatalità, delle infrastrutture, del dissesto idrogeologico, del lavoro, dei giovani, dei pensionati, della povertà, del clima per citarne alcuni.

Quota 100 l’ha inventata il precedente Governo Conte 1, e oggi dopo pochi mesi il Governo Conte 2 discute ancora se va tolta o no. Cominciamo a dire che quota 100 è una finestra in più in uscita, è una possibilità in più in uscita per chi ha 62 anni e 38 di contributi. E’ sperimentale sino al 2021, lasciamola fino a scadenza naturale così in modo che per coloro che hanno fatto la domanda, che hanno contrattato l’uscita con il datore di lavoro, che hanno intenzione di presentare la domanda per i più svariati motivi siano tranquilli. Non si può continuamente cambiare le carte in tavola inventandosene una all’anno, non si può continuamente sconvolgere il percorso previdenziale, i progetti di vita, le speranze e i sogni dei lavoratori italiani.

La sostenibilità sociale del sistema previdenziale non si ferma con “quota 100” perché occorre prestare attenzione a chi svolge lavori gravosi, alle donne che spesso hanno carriere più brevi e che in larga parte non possono andare in pensione con “quota 100”, a chi svolge lavori di cura e, in prospettiva, ai giovani che oggi lavorano a intermittenza e che in futuro rischiano pensioni basse.

Quota 100 non ha riformato la Fornero, e chi oggi lo afferma sa di mentire. Noi diciamo basta a interventi “spot di scopo consenso elettorale” sulla previdenza questo Governo apra per davvero un confronto serio che definisca davvero nuove regole generali sul sistema previdenziale, sistema che oramai appare molto spezzettato, che non offre risposte ai giovani, alle donne, e per questo deve essere rivisto in modo complessivo.

Emilio Didonè
segretario generale FNP Lombardia