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Staff 4 maggio 2020

Un primo maggio di rinascita: le riflessioni del Segretario generale FNP

Inizia citando Norberto Bobbio il segretario generale FNP Piero Ragazzini nella sua lettera a tutti gli iscritti della FNP nella quale paragona questo momento storico con quello del dopoguerra e della nascita della CISL.

Allora come oggi dialogo sociale e impegno dei corpi intermedi sono fondamentali per una rinascita di un paese in lutto ed economicamente in grave crisi.

“Care Amiche e cari Amici,

Ci sono due modi per celebrare la memoria condivisa.

Il primo è limitarsi alla funzione esteriore di un rito collettivo.

L’altro – per usare le parole di Norberto Bobbio – è alimentare una memoria interiore, verificandola, attualizzandola, connettendola al presente. Rendendola viva. Oggi, in occasione della Festa del Lavoro e dei settant’anni dalla nascita della Cisl raccogliamo questo monito e dedichiamo alla memoria dei migliaia di caduti, un tributo che non è, non può essere, solo celebrazione esteriore.

È stato detto tante volte che la situazione attuale è vicina a quella di un contesto bellico. Ce lo ricordano gli scomparsi: donne e uomini, giovani e lavoratori, tanti pensionati il cui lavoro ha fatto grande il Paese e che oggi se ne vanno in silenzio.

Ce lo rammenta un contesto economico potenzialmente catastrofico. Rievocare la memoria interiore vuol dire non limitarsi a listarsi a lutto.

Ma ricordare come l’Italia sia già riuscita a risollevarsi, a rigenerarsi, diventando faro di sviluppo e democrazia.

Se questo è stato possibile lo si deve al coinvolgimento di tutta la società civile, alla capacità del mondo del lavoro di entrare, da posizione indipendente, nelle dinamiche nazionali e internazionali di decisione e di dialettica democratica. Questa è stata la grande rivoluzione del  “sindacato nuovo”.

Quando il 30 aprile del 1950 Giulio Pastore pronuncia le parole che danno vita alla nuova Confederazione, l’Italia è in ginocchio, e con essa l’Europa. A cinque anni dalla fine del conflitto mondiale, il continente è devastato, l’industria nazionale è a pezzi, la classe dirigente tutta da ricostruire. La risposta della Cisl non si fa attendere: protagonismo sociale, europeismo, centralità della persona.

Seguendo questa bussola, noi oggi dobbiamo nuovamente ridefinire equilibri che in questi anni sono andati spostandosi altrove.

Nelle rendite speculative e parassitarie. Nella svalutazione del ruolo del lavoro. In politiche comunitarie ciecamente rigoriste, antisociali e tecnocratiche. Nell’incedere di quella “logica dello scarto” denunciata da Papa Francesco che privilegia l’economia di carta e tratta la persona e il lavoro come un ingranaggio residuale del circuito produttivo.”

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