Pesa il prezzo dell’energia, meno quello di alimentari
Sui prezzi al consumo di giugno 2026 Istat ha rilevato un’inflazione del 3%, contro il 3,2% di maggio. Il comunicato stampa del 16 luglio dà conto della dinamica dei prezzi del mese scorso: sono cresciuti i costi per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili e, al secondo posto, sono aumentati i prezzi dei trasporti.
Accelerano, nel settore dell’energia, da +5,6% a +9,2%, i beni energetici regolamentati, cioè le tariffe per l’energia elettrica mercato tutelato e il gas di rete per uso domestico mercato tutelato; ma crescono anche i prezzi dei beni energetici non regolamentati, che comprendono i carburanti per gli autoveicoli, i lubrificanti, la ricarica elettrica per auto, i combustibili per uso domestico non regolamentati, il gas di rete per uso domestico mercato libero, l’energia elettrica mercato libero: la variazione è data dal +12,5% a +13,3%.
Nel confronto con maggio, per quella che Istat definisce un “lieve rallentamento dell’inflazione” si sente il calo dei prezzi degli alimentari non lavorati (da +5,5% a +4,4%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%).
L’inflazione non è uguale per tutti
Istat ha esaminato quanto l’inflazione pesa sulle famiglie, in base al reddito e alle loro abitudini di consumo. Un esempio: i prezzi dell’energia incidono per il 17,1% sul bilancio delle famiglie con minori livelli di spesa e per il 7,3% su quello delle famiglie con livelli di spesa più elevati. Il calo dei prezzi degli alimentari è andato a favore di tutte le tipologie di famiglie – considerando che, in media, le fasce di reddito più basse spendono di più in questa voce -. Le famiglie più benestanti hanno tratto vantaggio dell’inflazione meno marcata sui servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che gravano per il 7,6% sul bilancio delle famiglie con spesa minima e per il 21,6% su quello delle famiglie che spendono di più.
