I dati Istat sull’occupazione sono positivi ma pesano salari bassi e dumping contrattuale
I numeri del lavoro in Italia da diversi mesi mostrano tendenze incoraggianti. Gli occupati sono in aumento, i disoccupati e gli inattivi figurano in calo. Gli ultimi dati sono quelli diffusi da Istat, in forma provvisoria, relativi al mese di aprile.
L’aumento degli occupati (+0,5%, pari a +123mila unità) coinvolge gli uomini, le donne, i dipendenti, gli autonomi e tutte le classi d’età. Fanno eccezione solo i 35-49enni, tra i quali, invece, si legge nella nota, il tasso di occupazione è “sostanzialmente stabile”. Nel rapporto tra marzo e aprile 26, fra i 35-49 anni la disoccupazione risulta cresciuta dell’1,3%, ma rispetto all’inizio dell’anno l’andamento non è negativo.
Il tasso di occupazione sale al 63,1% (+0,3 punti).
La diminuzione degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,8%, pari a -102mila unità) riguarda entrambi i sessi e tutte le classi d’età. Il tasso di inattività scende al 33,4% (-0,3 punti).
Lavoro in Italia: va tutto bene?
L’aspetto positivo di questi numeri è solo una faccia della medaglia. Nel commentare i dati, il segretario confederale Mattia Pirulli ha detto che il numero degli inattivi, se pur in calo, è troppo elevato; ha osservato che l’economia rallenta e che la produttività è debole.
Conquiste del Lavoro ha ricordato le osservazioni che la Commissione europea ha rivolto all’Italia, insieme al via libera per una maggiore flessibilità contro il caro-energia. L’Italia è fra i paesi in cui i salari reali sono diminuiti di più dal 2019 e vede una qualità strutturalmente bassa del lavoro. La stagnazione salariale è aggravata da dumping contrattuale, ritardi nei rinnovi dei contratti e scarso utilizzo della contrattazione di secondo livello.
Inoltre, la quota di lavoratori a tempo determinato è “tra le più elevate dell’Unione europea”, come pure sono alte le quote alte di part-time e contratti temporanei involontari. Le persone che lavorano in questi ambiti, sono, in misura sproporzionata, donne, giovani e migranti.
Grafico: fonte Istat
