Le linee di indirizzo Agenas ribadiscono di prestare attenzione agli over 65
Le Case di comunità hub devono prestare particolare attenzione ai bisogni degli over 65. Lo sottolineano le Linee di indirizzo per l’attuazione del modello organizzativo delle Case della Comunità hub, pubblicate il 18 giugno da Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Agenas ha steso una serie di indicazioni per le strutture che, secondo il DM 77/2022, sono chiamate a svolgere un ruolo centrale nella sanità sul territorio.
Nell’introduzione, il documento osserva: i servizi sanitari devono essere pensati per rispondere, tra le diverse esigenze dei cittadini, all’aumento della popolazione anziana. Qualche numero: la legge dice che il bacino di utenza della CdC hub è di 50.000 persone. Agenas stima che gli over 65 siano circa il 24% della popolazione generale e quindi, in media, ogni CdC hub avrà, tra i suoi utenti, circa 12.000 cittadini sopra i 65 anni.
Agenas fa un altro rilievo: le Case di comunità hub dovranno facilitare l’accesso ai cittadini più avanti negli anni, oltre i 75, predisponendo servizi di informazione e orientamento a carico di personale formato, per l’avvio tempestivo della rilevazione e della valutazione dei bisogni sanitari e sociosanitari:
“Tale rilevazione è condivisa con il Medico del ruolo unico di assistenza primaria di riferimento, responsabile clinico del paziente per la sua presa in carico integrata e l’elaborazione del Progetto di Assistenza Individuale (PAI)”.
Che cosa sono le Case di comunità hub
Che cosa sono le Case di comunità hub, quali servizi dovrebbero comprendere e che cosa c’è di realizzato, infine?
Le Case di comunità possono essere Cdc hub e Cdc spoke. Nelle strutture “spoke” i servizi possono essere ridotti, mentre la legge concepisce le “hub” come un fulcro di attività sanitarie di base sul territorio: punto di partenza per i cittadini sani, oltre a circa 23,5 milioni di persone con bisogni assistenziali semplici e circa 2,5 milioni di persone con bisogni assistenziali complessi. I servizi previsti sono molti, a partire dalla presenza medica h 24, 7 giorni su 7, – anche con la continuità assistenziale -, dagli infermieri e dal Pua, Punto unico di accesso.
Secondo la Corte dei Conti, nel 2023 in Lombardia risultavano aperte 89 Case di comunità, ma 48 erano prive di almeno un medico di medicina generale e 70 senza un pediatra di libera scelta.
