In alcuni pazienti il rischio di sviluppare la malattia è più sviluppato
La diffusione del Long Covid avrebbe una spiegazione che coinvolge anche i fattori genetici. Secondo uno studio internazionale, apparso sulla rivista Nature Genetics, alcuni soggetti hanno un rischio più alto di ammalarsi di Long Covid, a causa di un “locus genetico”, un punto sul cromosoma 6, in prossimità del gene FOXP4. Sarebbe una predisposizione innata, dunque, a influenzare la diffusione di una sindrome dichiarata almeno dal 7,2% della popolazione mondiale (dati Ocse).
A cinque anni dalla diffusione della prima ondata del virus, a tutt’oggi ci sono persone che non si sono mai del tutto riprese dalla malattia: lamentano fatica cronica, dolori muscolari, disturbi respiratori e psicologici. Si definisce Long Covid una condizione che dura più di tre mesi dopo l’infezione.
Long Covid: i numeri
Organizzazione mondiale della sanità stima che circa il 10-20% delle persone infette da Covid-19 possa sviluppare sintomi a lungo termine. Secondo uno studio Ocse, diffuso in maggio 2025, in Italia le persone che hanno sofferto di sintomi prolungati dopo il Covid sarebbero almeno il 9% dei pazienti sopra i 45 anni.
Il Long Covid vede più diagnosi in pazienti donne, in età matura ma non necessariamente avanzata: la frequenza maggiore è tra i 45 e i 54 anni. Essere già affetti da una malattia cronica aumenta il rischio. Tra gli altri fattori rilevati, l’aver contratto la malattia nella prima ondata e non essere vaccinati.
Per quella che alcuni media hanno chiamato la “pandemia invisibile”, grande speranza è riposta, allora, nel nuovo studio sulla genetica, realizzato sulla base di un impegno internazionale. Sono stati coinvolti 24 istituti di ricerca e ospedali internazionali, in 16 nazioni. Il contributo italiano è dovuto a Fondazione COVID-19 Genomic Study, a Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e GEN-COVID, un consorzio formato da più di 40 ospedali italiani.
Per approfondire:
https://lastatalenews.unimi.it/rivelata-genetica-long-covid
https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=129725
