La cerimonia a Milano a palazzo Reale
Sei autori hanno vinto il concorso “La poesia e la prosa del lavoro” e sono stati premiati sabato 26 settembre, in una cerimonia che si è svolta nella sala conferenze di palazzo Reale, a Milano. Per la contesa letteraria, promossa ogni anno da Cisl, Fnp, la giuria ha scelto Daniele Rossi (Sant’Arcangelo di Romagna, RN), Maria Bacchetti (Peschiera Borromeo, MI) e Alberto Figliola (Cesano Boscone, MI) nella sezione Poesia. Per la Prosa hanno vinto Alice Testa (San Gillio, TO), Ivan Sergio Castellani (Monza), Eligio Scatolini (Roma).
I componimenti, selezionati tra 252 opere candidate, erano ispirati, come da consegna, ai temi del lavoro.
L’edizione 2026 del premio era intitolata a Carlo Stelluti, sindacalista e uomo politico. L’assegnazione dei premi è stata occasione per ricordare la figura di Stelluti e per riflettere sulla relazione tra attualità e letteratura. Presenti il figlio Ivano e don Walter Magnoni, ex responsabile della Pastorale del Lavoro della Diocesi milanese e oggi docente all’Università Cattolica; Giovanni Abimelech e Luigi Maffezzoli, rispettivamente segretario generale per Cisl Milano e per Fnp Milano; Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale.
Ha detto Giovanni Abimelech:
Il lavoro è al centro della nostra missione quotidiana, ma troppo spesso nel dibattito pubblico viene ridotto a fredda statistica, a numeri, a costi e o, peggio ancora, a merce di scambio. Ecco perché avevamo bisogno della poesia e della prosa. Avevamo bisogno del vostro sguardo per restituire al lavoro la sua vera dignità, la sua profondità umana ed esistenziale. (…) La letteratura ha il potere di strappare il lavoro dall’anonimato e di ricordarci che, come recita la nostra Costituzione, la Repubblica italiana si fonda proprio su di esso.
Per Luigi Maffezzoli
Se poesia e lavoro hanno contribuito a costruire la nostra civiltà, la parola può restituire valore al lavoro e all’impegno di milioni di persone che ci hanno permesso di arrivare fin qui. C’è poi un’altra parola fondamentale: memoria. Non dobbiamo disperdere le esperienze, anche quelle più lontane nel tempo, perché devono essere ricordate e trasmesse alle nuove generazioni. Ciò che dimentichiamo rischia di essere perso per sempre. L’esperienza che nasce dalla memoria è forse il significato più autentico della poesia e della narrazione.
