Il bollettino Agenas. Numeri incoraggianti per le prescrizioni urgenti e brevi, ma si parla solo di prime visite
Le liste d’attesa per visite ed esami sono state messe sotto la lente d’ingrandimento da Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. L’ultimo bollettino riporta i dati aggiornati al 30 giugno 2026.
Su 8,4 milioni di prenotazioni di “prime visite”, del primo semestre 2026, 6,6 milioni sono state effettuate nei tempi di garanzia, con 757 mila prestazioni in più rispetto al primo semestre 2025. Gli esami diagnostici sono passati da 4,7 milioni a 5,5 milioni, cioè 867 mila accertamenti in più eseguiti entro le soglie previste.
Da quando alle strutture è stato chiesto di impegnarsi in modo proattivo per ridurre le liste d’attesa, secondo il bollettino, qualcosa si sta muovendo. I passi in avanti sono in particolare nelle prescrizioni urgenti (U) e brevi (B). Le prime visite oncologiche hanno la più alta percentuale di rispetto dei tempi e passano, tra il I° semestre 2025 e il I° semestre 2026, dal 94,2% al 95,2%, ma Agenas registra percentuali positive anche in altri ambiti, tra cui la visita gastroenterologica (dal 70,8% al 74,7%), la pneumologica (dal 77,7% all’80,9%) e la fisiatrica.
Negli accertamenti diagnostici emergono trend incoraggianti, a cominciare dalla colonscopia (dal 60,8% al 69,8%) e per la gastroscopia (dal 66,4% al 71,9%) e l’ecografia della mammella dal 78% all’81,6%.
Che cosa succede in Lombardia. Le esperienze dei pensionati nel milanese
In Lombardia, sulle prime visite, l’adesione alle priorità indicate della ricetta è passata dal 72,3% all’81,8 %. Per gli esami diagnostici, nel primo semestre 2025 il rispetto dei tempi era al 77,8% e nello stesso periodo del 2026 è giunto all’85,5%.
Va detto che il bollettino non dà conto di altri aspetti utili a comprendere la situazione della sanità pubblica. Osserva Luigi Maffezzoli, segretario generale Fnp Cisl Milano Metropoli:
La riduzione delle liste d’attesa è una buona notizia. Dobbiamo però constatare che permangono forti ritardi per alcune specialistiche, vedi oculistica o dermatologia. Va anche osservato che i dati Agenas non evidenziano le difficoltà legate alle distanze, soprattutto per le persone più anziane.
Avere una visita nei tempi prescritti, infatti, è spesso possibile, a condizione di recarsi presso strutture sanitarie lontane dal luogo di residenza e questo può rappresentare un disagio.
Maffezzoli, anche sulla base delle molte testimonianze dei pensionati raccolte nel milanese, aggiunge dell’altro. I dati riguardano esclusivamente le “prime visite”, ma i ritardi riguardano anche le visite di controllo, che non prevedono priorità, perché i tempi sono definiti dallo specialista. Il problema: il medico specialista non prenota direttamente la visita di controllo dopo averla programmata, ma lascia all’assistito l’incombenza della prenotazione che, in molti casi, non è possibile nella struttura dove è stata fatta la prima visita.
Manca la presa in carico del paziente
La mancanza di “presa in carico” comporta una frammentazione della cura che spesso è anche ragione di una moltiplicazione di prestazioni, evidenziata anche dal rapporto, e anche di una scarsa soddisfazione del paziente, che aspira alla continuità di cura da parte degli stessi medici specialistici. Dice Maffezzoli:
Vista l’impossibilità di svolgere la visita di controllo nella stessa struttura con il servizio pubblico, in non pochi casi gli utenti scelgono di proseguire con visite private. Si tratta di un punto critico del sistema che coinvolge, in particolare, gli accreditati. In più occasioni ATS e le stesse ASST hanno ribadito che le visite di controllo andrebbero programmate e prenotate direttamente dalla struttura che ha svolto la prima visita, ma dai nostri punti salute verifichiamo che raramente avviene. La presa in carico da parte della struttura che prescrive visite di controllo dovrebbe essere obbligatoria.
Un esempio: l’operazione per la cataratta
Un esempio – di cui la Fnp Milano ha raccolto diversi – riguarda le visite di controllo dopo l’operazione per la cataratta. La prima visita viene obbligatoriamente effettuata nella struttura dove è stata fatta l’operazione, ma già la seconda, che è comunque necessaria, non viene prenotata. L’utente, viste la lunghezza delle liste d’attesa in oculistica, deve così scegliere tra: proseguire nella stessa struttura, ma a pagamento; rivolgersi ad un’altra struttura, sperando di trovarla in tempi congrui; rinunciare a svolgere la visita.
Questi ritardi non sono visibili dall’analisi di Agenas, ma comportano grandi disagi, soprattutto ai più anziani. Aggiunge Maffezzoli:
Un secondo tema da verificare è il confronto tra il numero di ricette per visite specialistiche o diagnostiche con il numero di prestazioni effettuate in regime di servizio pubblico. Da più fonti riscontriamo che vi sia un forte divario tra il numero di prescrizioni e quello delle visite effettuate. La differenza è data da visite che, pur prescritte dal medico curante in regime di servizio pubblico, vengono eseguite a pagamento, in molti casi non per scelta, ma per ovviare alle liste d’attesa.
Insomma, la situazione migliora, ma vi sono ancora molti aspetti da controllare, in particolare va meglio monitorato il comportamento dei privati accreditati, ha concluso Maffezzoli.
