L’audizione del 27 aprile: servono interventi più incisivi
Per la Cisl il documento di finanza pubblica 2026 presenti aspetti positivi, ma che non bastano ad affrontare le criticità della situazione italiana attuale. Il 27 aprile si è svolta l’audizione presso le Commissioni Bilancio congiunte della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica sul Dfp, approvato dal Consiglio dei ministri il 22 aprile.
La memoria Cisl è pubblicata sul sito web nazionale ed è un testo, di 26 pagine, con analisi specifiche sul Dfp. Nella nota di sintesi, Ignazio Ganga, segretario confederale che è intervenuto in Commissione, ricorda, tra i segnali positivi, gli investimenti in digitalizzazione, istruzione e le riforme legate al Pnrr. Di fronte a un quadro economico, nazionale e internazionale, delicato le preoccupazioni restano: servono interventi più incisivi, un patto sociale che coinvolga i sindacati, piani strutturali e non solo interventi singoli.
Nell’audizione, tra l’altro, la Cisl ha chiesto di accelerare sui rinnovi dei contratti e ancorare le tranche all’inflazione effettiva; di rendere strutturale la detassazione della contrattazione collettiva, condizionandola alla rappresentatività; di portare la strutturalità dei bassi salari al centro del dibattito pubblico e la contrattazione come risposta al salario minimo legale.
Fare meglio sulla non autosufficienza
Per la Cisl si può fare più e meglio quanto alle politiche per la non autosufficienza. Gli interventi e i servizi previsti dalla riforma sono, si legge nella memoria,
oggi largamente sottodimensionati sia per copertura che per intensità (in particolare quelli domiciliari in attuazione dei LEPS) ma si mantiene un modesto incremento delle risorse a legislazione vigente ed i processi attuativi, nonostante il DFP definisca il processo “sulla buona strada”, risultano fortemente in ritardo e da raccordare meglio con l’analoga riforma sulla disabilità.
La Cisl ha anche ricordato l’importanza di arrivare a una legge che riconosca e tuteli i caregiver, non limitandoli solo ai familiari che operano volontariamente a supporto di persone con disabilità e non autosufficienti, valorizzando la contrattazione collettiva a favore della conciliazione e appostando nel Fondo specifico risorse adeguate.
