Polizia di Stato consiglia di non inviare dati personali come Iban e documenti di identità
Tornano i messaggi sms truffa inviati da mittenti che si spacciano per uffici Inps. L’alert, del 4 aprile, è della Polizia di Stato: si tratta di attacchi di smishing, una forma di inganno che mira a carpire agli utenti dati sensibili per praticare furti di identità digitale.
Il messaggio sms, – ma c’è anche la possibilità che arrivi via posta elettronica – sembra arrivare da un ufficio Inps. L’invito è di cliccare sul link segnalato e inviare dati anagrafici, codice Iban, documenti d’identità, buste paga e in alcuni casi anche un selfie o un breve video che riprenda il volto. Le pagine web a cui si approda sono simili a quelle dell’Istituto previdenziale: CERT-AGID, Agenzia per l’Italia Digitale, solo a marzo ha individuato 33 falsi domini Inps. I truffatori hanno l’obiettivo di creare una falsa identità digitale, che potrà poi essere usata per operazioni fraudolente.
Messaggi sms truffa: non rispondere
Perché è importante proteggere la propria identità digitale? L’ultimo rischio accertato è associato allo Spid: ad oggi, se vengono utilizzati Identity Provider differenti, il sistema Spid autorizza la coesistenza di più identità, valide con lo stesso codice fiscale.
Polizia Postale consiglia di non mandare dati e documenti personali dopo messaggi non verificati. Inps ha pubblicato una pagina sui tentativi di smishing sin dal 2022 e aggiorna spesso le sue informative sugli attacchi in corso. A una prima analisi dei messaggi truffa, si nota che l’indirizzo Internet riportato è differente da quello ufficiale Inps – https://www.inps.it/ – : vi compaiono a volte parole come prestazione, consultazione o previdenza, magari insieme al termine Inps. Leggere con attenzione il testo del messaggio e la menzione del link può aiutare a comprendere se si tratta di un inganno.
Per informazioni:
Smishing a tema INPS: come comportarsi in caso di furto dei dati
