I dati dell’Osservatorio della fondazione Fiba di First Cisl
La ricchezza in Italia cresce meno rispetto a diverse nazioni europee e a un ritmo più lento rispetto a dieci anni fa. L’Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie, a cura della fondazione Fiba di First Cisl, ha elaborato dati Bce ed Eurostat e presentato i dati questa mattina, 15 settembre, a Roma, nel corso di una tavola rotonda a cura della Scuola Sindacale Nazionale della First Cisl.
La ricchezza netta per famiglia è data dalla differenza tra eventuali debiti come mutui, prestiti e crediti al consumo e patrimonio immobiliare, titoli, azioni quotate. Al 31 dicembre 2025, l’Italia è in ottava posizione nell’Eurozona in merito alla ricchezza netta per famiglia, dopo Lussemburgo, Irlanda, Malta, Belgio, Germania, Austria e Paesi Bassi; ma è il confronto con il passato a far pensare. Nel 2015, le famiglie italiane potevano contare su 366.790 euro, le tedesche su 263.390; le francesi su 330.980; le spagnole su 291.481. In dieci anni, per i nostri vicini di casa questo valore è cresciuto molto di più rispetto al nostro: + 82,4% in Germania, + 49,9% in Spagna, +33,3% in Francia, +23,3% in Italia. Per l’Osservatorio, si tratta dell’incremento minore nell’Eurozona.
Ricchezza in Italia e diseguaglianze
Osservando l’andamento storico, il periodo peggiore è stato dal 2015 al 2020, mentre nei cinque anni successivi la ricchezza è cresciuta in modo più sensibile.
Il problema, come ha sottolineato Daniela Fumarola, segretaria generale Cisl, alla tavola rotonda, sta nel fatto che il 5 per cento più ricco, un milione e 300 mila famiglie, possiede oggi la metà della ricchezza del Paese. Alla metà meno abbiente, tredici milioni di famiglie, resta poco più del 7 per cento.
In venticinque anni l’economia italiana è cresciuta di circa il 10 per cento e la produttività, dal 1995, è cresciuta dello 0,3 per cento l’anno.
Ha detto Fumarola:
La ricchezza dei più ricchi è fatta di azioni, di quote di imprese, di titoli. Quella di tutti gli altri è fatta della casa in cui vivono e di qualche risparmio sul conto. Da quando le borse hanno ripreso a correre, chi aveva capitali finanziari ha visto crescere il proprio patrimonio; chi aveva soltanto la casa e uno stipendio è rimasto fermo, e l’inflazione ha fatto il resto. Un Paese in cui conta più da chi nasci di quello che sai fare non è soltanto un Paese ingiusto: è un Paese che spreca il proprio talento, e per questo non cresce.
