L’intervento di Salvatore Rao: contrastiamo i luoghi comuni sulla terza età, cambiamo modello
Ripensare la società in misura di un cambiamento demografico che, anno dopo anno, si fa sempre più macroscopico è quanto invocato da un interessante commento di Salvatore Rao, pubblicato da Secondo Welfare. In sintonia con quanto è stato più volte ricordato dai sindacati dei pensionati e, con loro, da alcuni osservatori, Salvatore Rao osserva che “viviamo in un Paese di vecchi, ma non ancora per vecchi”, come recita il titolo dell’articolo, perché il modello sociale non è stato adeguato alle esigenze di una popolazione in età matura.
Se almeno un quarto della popolazione ha superato i 65 anni, qualcosa va cambiato nel disegno delle nostre città, così come nell’offerta dei servizi sanitari e sociali, ma questo ripensamento non deve sconfinare nell’ageismo. Mai discriminare gli anziani e considerare la terza età come un periodo di “debolezza”: gli over 65 vivono problemi differenti, ma non sono tutti e di necessità legati al welfare e all’assistenza.
Il contributo di Salvatore Rao suggerisce, piuttosto, che le nuove generazioni di anziani hanno e avranno, ad esempio, un rapporto diverso con la tecnologia e avranno banalmente più tempo da spendere in attività di volontariato, di impegno sociale, di svago e tempo libero.
Quella di Rao non è la sola voce che invita a guardare all’età dei capelli d’argento al di là di vecchi luoghi comuni, considerando bisogni da soddisfare – dalla sanità alla domotica – ma anche guardando a una pluralità di interessi – si parla da tempo, in alcuni ambiti, di silver economy, per definire una quota di mercato, dalle vacanze all’assistenza, destinata alla terza età – .
Salvatore Rao osserva che, in questo scenario, la legge 33 del 2023 era stata un passo in avanti significativo, ma la mancata realizzazione, finora, delle intenzioni legislative originarie, l’ha, di fatto, depotenziata.
Foto di Christian Bowen via Unsplash
