Difficili le procedure per regolarizzare anche le assistenti familiari che già lavorano
Molte badanti straniere che assistono i nostri anziani faticano a ottenere una posizione regolare. Il paradosso sta nella gestione del decreto flussi e dei permessi di soggiorno, come più volte denunciato da Anolf Cisl e da altre associazioni che si occupano di migranti. Un articolo apparso su Repubblica Milano di lunedì 11 maggio mette in fila gli ultimi dati, diffusi dall’associazione Ero Straniero, da Assindatcolf e dal Centro Studi Idos e pubblica un commento di Maurizio Bove, presidente di Anolf Lombardia.
Nella nostra regione sono 80 mila le persone che lavorano come assistenti familiari – in gran parte donne – regolarmente assunte, mentre altrettante 80 mila, secondo stime, sarebbero quelle senza contratto. 8 su 10 sono straniere. Considerando le previsioni di aumento dei grandi anziani e, tra questi, di coloro che avranno bisogno di cure, per il 2029 serviranno in Lombardia più di 174 mila assistenti familiari. È un numero che non riesce ad essere assorbito da contratti regolari, per una serie di ragioni che comprendono le complicazioni della procedura del decreto flussi. Ha detto Maurizio Bove a Repubblica:
Le badanti senza permesso di soggiorno entrano spesso regolarmente, con un visto per turismo e prolungano la propria permanenza oltre i 90 giorni consentiti perché trovano facilmente lavoro. Le famiglie vogliono metterle in regola e restano basite quando capiscono che non esiste alcun meccanismo per convertire un visto di breve durata in un permesso per lavoro. E il sistema dei flussi è una vera e propria “lotteria” che a volte favorisce truffe nelle quali cadono vittime centinaia di persone che ogni anno raccontano ai nostri sportelli di aver pagato migliaia di euro a presunte agenzie di intermediazione.
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