Regione capofila per numero di incontri e accordi, registra un lieve calo che è forse segnale di un fenomeno in evoluzione
Quale è l’andamento della contrattazione sociale in Lombardia? Il report nazionale presentato il 14 luglio ha confermato la Lombardia come l’area capofila per la negoziazione. I 188 accordi documentati, il 27,7% del totale, dimostrano lo storico impegno del sindacato – tra di loro la Fnp – nell’intessere rapporti con le amministrazioni comunali, provinciali e regionali.
I numeri della Lombardia raccontano, però, anche altre dinamiche. Mentre a livello nazionale gli accordi registrati dall’Osservatorio risultano in aumento, in Lombardia si attesta un lieve calo: -11,0 punti percentuali rispetto al 2022.
In realtà, nel 2025, rispetto al 2022 sono diminuiti i testi classificati come intese e accordi, 68,1% contro 75,1% e sono aumentati i cosiddetti “incontri”, le fasi interlocutorie di dialogo tra le parti, -31,9% contro 23,9%.
La Lombardia sembra presentare caratteristiche specifiche anche sotto altri aspetti: per esempio, pur restando maggioritaria la percentuale degli accordi a livelli comunale, rispetto alle altre regioni sono più numerosi i documenti intercomunali (+4,6 punti percentuali rispetto al 2024) e quelli provinciali (+3,5 punti).
Quali sono i temi della contrattazione?
A conferma di una fase della contrattazione oramai, in molti casi, matura, in Lombardia gli accordi sono mediamente più articolati e arrivano a comprendere più tematiche rispetto ad altre regioni. Al tempo stesso, la natura delle intese sta cambiando e si fa strada la tendenza a fare richieste – per esempio sul fisco e sul welfare – su criteri reddituali o patrimoniali (in crescita dal 5,8% del 2022 al 30,1% del 2025).
Anche a livello nazionale, cambiano gli argomenti della negoziazione. Emergono le esigenze della non autosufficienza, dell’attuazione del Pnrr, dei bisogni degli anziani; restano attuali temi come il contrasto alla povertà, le politiche giovanili, la lotta all’evasione fiscale e il disagio degli adulti.
In Lombardia si nota una prevalenza relativa delle politiche per anziani (18,1%), famiglia e minori (14,7%), disabilità (11,0%) e salute territoriale (10,4%).
Cambiare approccio
Massimiliano Colombi e Rosangela Lodigiani, tra gli esperti che hanno contribuito al rapporto, hanno osservato la compresenza di due aspetti: l’adesione ai tradizionali temi del welfare, come vecchiaia, malattia, invalidità, disoccupazione ma anche la necessità di occuparsi di fenomeni nuovi, come una vulnerabilità sociale sempre più trasversale e pervasiva, i problemi legati all’invecchiamento, i processi di flessibilizzazione, precarizzazione e del mercato del lavoro.
Osservano Colombi e Lodigiani:
Resta però decisivo interrogarsi sulla qualità partecipativa di questo processo: quanto esso riesce ad ammettere nelle arene negoziali la voce della cittadinanza, delle soggettività sociali e delle forme organizzate della rappresentanza? Quanto consente di dare visibilità anche ai bisogni meno espressi, meno organizzati, meno immediatamente riconoscibili? Sono domande che devono restare in primo piano, come criterio di orientamento e di responsabilità per l’agire dei contrattualisti e delle contrattualiste.
Grafico tratto dal rapporto 2026-Osservatorio sociale della contrattazione territoriale
