I dati del portale della trasparenza Agenas dei primi cinque mesi del 2025
I ritardi delle liste d’attesa per esami e visite specialistiche sono monitorati dal portale della trasparenza Agenas, i cui primi dati, relativi al periodo da gennaio a maggio 2025, sono stati comunicati alla fine di giugno. Dalla piattaforma, che era stata istituita l’anno scorso, con la legge 107 del 29 luglio 2024, emerge un primo impegno del sistema sanitario a ridurre i tempi, uno sforzo che vede risultati nelle prescrizioni urgenti, ma ancora ritardi nelle altre classi di priorità. Per le visite e gli esami urgenti, le 72 ore previste figurano rispettate nella gran parte dei casi. I numeri comunicati da Agenas riguardano 23 milioni di prenotazioni di prime visite ed esami diagnostici e quasi 1 milione di queste eseguite nel fine settimana, un altro segnale degli interventi che si è provato a mettere in atto.
Le classi di priorità delle prescrizioni mediche sono quattro: U, urgente, che ha un vincolo di tre giorni; B, breve, per il quale ci sono 10 giorni di tempo; D, differibile, con una finestra di 30 o 60 giorni; P, programmabile, tre mesi.
L’urgenza pare, in generale, rispettata, con alcune eccezioni: meno fortunati sono i pazienti che hanno bisogno di una colonoscopia, che possono aspettare anche 190 giorni o chi chiede una elettromiografia o una gastroscopia. Le prestazioni classificate come urgenti, peraltro, sono il 2 per cento del totale. Le prescrizioni brevi sono il 15,9 per cento; le differibili il 40,4 per cento; le programmabili il 41,7.
Anche nel caso delle visite non urgenti i tempi prescritti dal medico sono importanti e in questo caso i dati sono meno buoni. Per una visita oculistica programmabile si aspettano, secondo Agenas, anche 239 giorni; per l’urologo l’attesa va da 20 a 173 giorni, per il dermatologo la forbice va da 32 a 253 giorni.
Il portale, che non differenzia per regioni, mostra un quadro eterogeneo, complesso da analizzare e con diverse voci da tenere in conto. Un altro dato da rilevare: tra il 25 e quasi il 60% delle volte è il cittadino a dire no alla prima disponibilità offerta dal Cup.
