Solitudine, difficoltà economiche, malattie croniche incidono su un malessere che peggiora dopo gli 85 anni; ma i dati sono meno peggio degli anni scorsi
9 anziani su 100, nella fascia di età sopra i 65 anni, hanno dichiarato sintomi depressivi e un benessere psicologico compromesso per diversi giorni. Nella Giornata mondiale della salute mentale, che si è celebrata il 10 ottobre, Istituto superiore di sanità ha diffuso i dati del sistema di sorveglianza Passi d’argento, per il biennio 2023-2024. Secondo l’indagine, nel 9% dei casi gli over 65 hanno riferito una media di 17 giorni di “cattiva salute psichica”, nel mese precedente l’intervista; un dato che si sovrappone ai 14 giorni di cattiva salute fisica e ai 12 giorni – sempre in media – nei quali gli anziani si sono sentiti limitati nelle loro attività quotidiane.
I sintomi depressivi sono dichiarati, poi, dal 13% delle persone sopra gli 85 anni; ne soffrono di più le donne, – il 12% vs 5% negli uomini – e si presentano con più facilità in alcune fasce deboli: il 25% in chi riferisce molte difficoltà economiche, l’11% tra chi vive soli, il 17% tra chi ha due o più patologie croniche.
In uno scenario in cui la salute mentale è data a rischio, in diverse fasce di età, il dato dei 9 su 100 è di poco più incoraggiante della percentuale di 6 adulti su 100 che avrebbero sintomi depressivi. Secondo Iss, la tendenza sarebbe comunque migliorata rispetto al 2016, (dal 13.2% al 7.3% fra i 65-74enni, dal 18.3% al 9.7% fra i 75-84enni e persino fra gli over85 dal 22.3% al 12.5%).
Il 10 ottobre Roberto Pezzani, segretario generale di Fnp Cisl nazionale, ha voluto rimarcare l’importanza del benessere psicologico, chiedendo alle istituzioni di investire in prevenzione, ascolto, servizi accessibili e sostegno concreto per chi soffre e per chi assiste:
Il benessere psicologico è parte essenziale della vita di ognuno di noi: è un tema intergenerazionale che riguarda tutti, giovani e anziani, studenti che vivono ansia e pressione sociale, persone adulte isolate, senior che affrontano lutti e fragilità emotive. Tra loro non possiamo dimenticare i caregiver, spesso invisibili e stremati dal peso dell’assistenza. È tempo di superare lo stigma: chiedere aiuto non è debolezza ma, al contrario, rappresenta un atto di forza.
Foto di Ana Knesebeck via Unsplash
