L’ultimo schema di decreto rischia di indebolire i ruoli locali delle consigliere di parità
L’attuale bozza di decreto sugli organismi di parità rischia di indebolire i presidi territoriali contro le discriminazioni di genere. In una nota congiunta, la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, e le segretarie confederali di Cgil e Uil, Lara Ghiglione e Ivana Veronese hanno espresso perplessità sullo schema di decreto presentato in Parlamento alcuni giorni fa. La bozza intende recepire le Direttive europee in materia di organismi di parità e contrasto alle discriminazioni sul lavoro, in particolare, la 2024/1499 per la parità di trattamento tra le persone; la 2024/1500 per la parità e le pari opportunità tra donne e uomini in materia di occupazione e impiego.
Cgil, Cisl e Uil osservano con favore l’intenzione di adeguare l’ordinamento italiano agli standard europei, ma esprimono preoccupazione per l’annunciato nuovo Organismo nazionale, che accentrerebbe le funzioni di competenza:
Il rischio concreto, stando alla bozza attuale, è che l’accentramento porti al superamento o all’indebolimento della figura delle Consigliere di Parità regionali e provinciali. Questi uffici rappresentano oggi l’unico presidio di prossimità per lavoratrici e lavoratori vittime di discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro. Eliminarli o depotenziarli significa allontanare da loro le tutele previste, rendendo i diritti solo formali e difficilmente esigibili.
La riforma, al contrario, non deve essere un’occasione di tagli o razionalizzazioni, ma una straordinaria opportunità per rilanciare e anzi potenziare il presidio territoriale.
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