La direzione Ats Milano all’incontro formativo in Valassina
Le Case di comunità che non saranno pronte entro la scadenza del Pnrr saranno realizzate comunque, stante il programma regionale, nel periodo successivo a giugno 2026. La conferma è venuta da quanto riportato da Silvano Casazza, direttore generale Ats Milano e dalla direttrice sociosanitaria Federica Rolli nel corso della giornata formativa del Laboratorio Fnp del 26 maggio a Milano, in via Valassina. La direzione Ats Milano ha ribadito il prossimo termine del 30 giugno per quanto riguarda i progetti legati al Pnrr e ha parlato di 25 Case di comunità attive sul territorio provinciale e di 12 definite “in progress“. La scelta è stata, infatti, di cominciare ad aprire le Cdc, anche quando non erano presenti tutti i servizi previsti dalla norma, e di completarle via via. Gli Ospedali di comunità attivi sono 8, quelli da completare sono 6.
Nel dettaglio, i servizi presenti nelle Case di comunità sono pensati in base ai bisogni più comuni della popolazione, dal punto prelievi al diabetologo. L’integrazione socio-sanitaria, la presenza di medici di base, di infermieri, di assistenti sociali risponde all’obiettivo della riforma: una sanità territoriale più radicata e diversificata, rispetto alle cure per acuti di cui si occupano gli ospedali. Di fatto, nelle strutture oggi aperte le esperienze sono eterogenee. In alcuni casi ci sono già tutti i servizi presenti dalla norma, in altri funzioni e orari di apertura sono parziali. Anche la presenza dei medici di base non è uniforme, così come, nelle voci delle testimonianze dei pensionati, la presa in carico non è praticata dappertutto.
In dialogo con Luigi Maffezzoli, segretario generale Fnp Milano e con Giovanni Abimelech, segretario generale Cisl Milano e con i pensionati e gli iscritti Cisl presenti al corso, Casazza e Rolli hanno risposto a diverse domande sullo stato dell’arte della riforma regionale. Restano aperte delle questioni: per esempio la presenza della geriatria nelle Case di comunità, non obbligatoria ma auspicabile, vista la composizione demografica della Città metropolitana. Un nodo tuttora da risolvere resta l’informazione ai cittadini, sul Punto unico di accesso e sui servizi presenti nelle Cdc.
