Per il governatore la nostra economia ha saputo adattarsi, ma ha tuttora alcuni punti deboli
Banca d’Italia ribadisce il ruolo di investimenti, innovazione e produttività per far crescere l’economia italiana. Così il governatore Fabio Panetta, nel discorso del 15 gennaio per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università di Messina, ha sottolineato che cosa serve per dare nuova linfa allo sviluppo industriale del paese. L’economia nazionale ha dato segnali di adattamento sorprendenti negli ultimi cinque anni, ha detto Panetta. In alcuni settori, il sistema è rimasto competitivo a livello internazionale e sono positivi i dati sull’occupazione. Sussistono, però, punti critici. La produttività ristagna. Le previsioni di crescita per il futuro sono modeste. La nostra capacità di innovazione tecnologica non tiene il passo con gli altri Paesi. Dal 2000, ha detto Panetta, i salari orari in Italia sono rimasti pressoché fermi.
Il governatore ha aggiunto che la politica degli sgravi fiscali e l’aumento dell’occupazione hanno permesso a molte famiglie di reggere il contrappeso dell’inflazione, ma tutto questo non basta. Per vedere risultati sul lungo periodo bisogna puntare, tra l’altro, sulla capacità di attirare giovani ad un alto livello di istruzione, a venire in Italia, se stranieri e a restare o tornare nel nostro paese, se italiani.
Panetta si è dilungato sul vincolo demografico e sulla denatalità, legata a doppio filo all’occupazione femminile. Fecondità e lavoro delle donne non sono in contraddizione, come mostra l’esempio di alcuni paesi, dove, con supporti pensati per le famiglie, una più alta partecipazione delle donne al mercato del lavoro ha visto crescere anche la maternità.
Il fenomeno dei giovani con alta specializzazione che scelgono esperienze professionali oltre confine si spiega, per Panetta, non solo con la naturale propensione a fare esperienza altrove delle nuove generazioni. Resta irrisolto il nodo dei salari, in Italia più bassi rispetto ad altri Paesi.
Sui salari, così come sull’occupazione di giovani e donne, aveva insistito la stessa leader della Cisl pochi giorni fa. Rimuovere il divario di genere negli stipendi potrebbe far crescere il Pil del 9%, ha detto Fumarola, mentre rinnovare i contratti scaduti e sottoscrivere quelli conclusi è una priorità.
Per Fumarola
(…) in particolare nella fascia delle retribuzioni più basse, il problema è determinato non solo e non tanto dalla bassa paga oraria ma prevalentemente da situazioni di lavoro grigio che sono scarsamente o per nulla contrattualizzate o sono proprio al limite della regolarità. (…) Sono i tanti lavoratori incastrati nelle cooperative spurie, nelle false partite IVA, nei tirocini extra-curriculari per questo noi diciamo che servono più ispezioni, più controlli, più sanzioni esemplari nei confronti di chi non applica i contratti e che è inutile girarci intorno, sfrutta le persone.
