I dati di Gimbe sull’utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico mostrano un’Italia diseguale, nei servizi offerti e nelle abitudini degli utenti
Un divario digitale attraversa l’Italia, anche nella sanità. I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe il 16 luglio, in occasione del 9° Forum Mediterraneo in Sanità, restituiscono l’immagine di una penisola in cui i servizi accessibili dal Fascicolo sanitario elettronico cambiano, di regione in regione, e cambia anche l’attitudine dei cittadini a usufruirne. Solo quattro tipologie di documenti sanitari risultano disponibili in tutte le Regioni, dal Fse e appena il 42% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri dati. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha osservato che molti dei servizi digitali sono accessibili tramite altri canali, come portali web o app offerti dalle Regioni, in un contesto che ha del paradossale.
Ha detto Cartabellotta:
Il Fascicolo sanitario elettronico dovrebbe essere la chiave per migliorare accessibilità, continuità delle cure e integrazione dei servizi sanitari e socio-sanitari. Ma oggi, per milioni di cittadini, resta uno strumento ben lontano dalla piena operatività. Il divario digitale tra le Regioni, se non colmato rapidamente, rischia di trasformarsi in una nuova forma di esclusione sanitaria.
Fascicolo sanitario, i numeri in Lombardia
Il punto di riferimento dell’analisi di Gimbe è Il decreto del ministero della Salute del 7 settembre 2023, che ha definito i contenuti del FSE 2.0. Rispetto al testo, oggi 4 documenti su 16 monitorati sul portale pubblico – lettera di dimissione ospedaliera, referti di laboratorio e di radiologia e verbale di pronto soccorso – risultano effettivamente disponibili in tutte le Regioni.
Rispetto alla media nazionale, in Lombardia i dati non sono negativi: l’88% delle tipologie documentali previste sono presenti nel Fse. I servizi disponibili sul portale sono il 44%; in Toscana sono il 56%, in Lazio il 51%, in Emilia Romagna nella provincia di Trento il 47%.
I cittadini che hanno espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti sul portale sono il 66% in Lombardia; di più della media nazionale, che è 42%, meno rispetto agli emiliani (92%) e ai veneti (88%). Il Fascicolo sanitario elettronico pare ancora poco utilizzato: in Lombardia, il 32% dei cittadini dice di averlo utilizzato nei tre mesi precedenti alla rilevazione.
