Fimmine ribelli alla scuola Ciofs di Milano

Ciofs

Il 27 novembre, lo spettacolo di studenti e studentesse di via Timavo, in occasione della giornata contro la violenza di genere

Fimmine ribelli”, format proposto da Patrizia Egle Messina a proposito di donne e ‘ndrangheta, è andato di scena in una nuova interpretazione il 27 novembre, alla scuola Ciofs di Milano. Al Centro Italiano Opere Femminili Salesiane – Formazione Professionale, di via Timavo, studenti e studentesse delle classi terze hanno rappresentato la storia di quattro donne che si sono ribellate ai codici familiari della ‘ndrangheta: Lea Garofalo, Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola, Margherita Gangemi.

Ispirato al testo e all’idea di Patrizia Egle Messina, del Coordinamento politiche di genere della città di Milano della Fnp Cisl, l’evento ha coinvolto ragazzi e ragazze in una felice rievocazione corale. Che cosa significa vivere immersi in contesto familiare che impone il vincolo delle regole mafiose? Che cosa ha spinto giovani donne e madri a ribellarsi, appellandosi alla giustizia dello Stato, consapevoli di correre il rischio di pagare con la vita la loro scelta? Coreografie, canti, letture hanno passato in rassegna le testimonianze delle “fimmine ribelli”.

Meritatissimi gli applausi del pubblico che aveva, insieme agli studenti e alle insegnanti della scuola e la preside, Ombretta Valsecchi, una delegazione di pensionati e pensionate della Fnp. Tra di loro, Patrizia Egle Messina, AnnaMaria Invernizzi, responsabile del Coordinamento politiche di genere Fnp Milano Metropoli; Nadia Pezzotta e Luigi Maffezzoli rispettivamente segretaria e segretario generale Fnp Milano. Erano presenti anche Arianna Curti, assessora del Municipio 2, Gabriele Ambrosio, referente presidio Lea Garofalo Libera Milano.

Oggi ho posato il mio sguardo di meraviglia su questi ragazzi. E ho visto un mondo migliore,

ha commentato Patrizia Egle Messina.

Luigi Maffezzoli ha detto:

Grazie ai ragazzi e alle ragazze che con questa sentita rappresentazione hanno riportato in vita le “fimmine ribelli”. Voglio ricordare che il rifiuto di quella violenza, di quel modo di pensare e di agire tipico delle mafie è alla base del nostro vivere democratico.