I redditi degli italiani non crescono

redditi degli italiani

I dati Istat: l’inflazione riduce il potere di acquisto e ci sono persone che lavorano, ma troppo poco o lavorano, con stipendi bassi

I redditi degli italiani non crescono. Il 26 marzo Istat ha diffuso il report “Condizioni di vita e reddito delle famiglie. Anni 2023-2024”, mostrando alcuni punti critici degli ultimi due anni. Nel 2023, le entrate delle famiglie sono aumentate in termini nominali (+4,2% rispetto al 2022) ma non hanno tenuto il passo con l’inflazione (+5,9%). Risultato: in termini reali, i redditi delle famiglie sono scesi, (-1,6%) per il secondo anno consecutivo (qui l’articolo con i dati dell’anno scorso).

Nel 2024, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è data al 23,1%; era al 22,8% nel 2023. Istat definisce il rischio di povertà “stabile” ma offre altri numeri che danno da pensare. Nel 2023, l’ammontare di reddito percepito dalle famiglie più abbienti è stato 5,5 volte quello percepito dalle famiglie più povere (in aumento dal 5,3 del 2022).

I redditi degli italiani e il lavoro

Tra gli italiani con meno risorse economiche si contano coloro che lavorano troppo poco (Istat le definisce a bassa intensità di lavoro): hanno tra i 18 e i 64 anni e sono impiegati per meno di un quinto del tempo. Erano l’8,9% nel 2023, contro il 9,2% nel 2024.
Ci sono poi i lavoratori a basso reddito: coloro che hanno lavorato almeno un mese nell’anno considerato, ma con uno stipendio netto più basso rispetto alla media. Nel 2024, sono state il 21% – un valore invariato rispetto al 2023 -, cioè circa un quinto del totale.
La mappa regionale delle persone a rischio povertà riflette, come sempre, le disparità tra Nord e Sud. Eppure, a causa del rapporto tra i redditi e l’inflazione, nel più ricco Nord-est, la flessione del reddito reale si è fatta sentire, con -4,6%.

Attenzione agli over 65 che vivono soli

Istat definisce a “rischio di povertà o esclusione sociale- Europa 2030” persone che vivono in famiglie a rischio di povertà, oppure a bassa intensità di lavoro, oppure in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale.
Nel 2024, il rischio di povertà o esclusione è aumentato per gli anziani di 65 anni e più che vivono da soli (29,5% dal 27,2% del 2023), ma è cresciuto leggermente – come si vede dal grafico – anche per chi vive da solo e ha meno di 65 anni, per i monogenitori, per le coppie con tre o più figli.

Il rischio di povertà o esclusione sociale ha raggiunto il 33,1% (era il 31,6% nel 2023) tra coloro che possono contare principalmente sul reddito da pensioni e/o trasferimenti pubblici, è diminuito per coloro che vivono in famiglie in cui la fonte principale di reddito è il lavoro dipendente (14,8% dal 15,8% del 2023) ed è rimasto stabile per chi ha come fonte principale un reddito da lavoro autonomo (22,7% e 22,3% nel 2023).

Per approfondire:

Condizioni di vita e reddito delle famiglie – Anni 2023-2024