Produzione industriale in calo, rischi di una nuova recessione

La prima reazione, da parte del governo, è quella di minimizzare. Ci pensa il premier Conte ad inquadrare il crollo della produzione industriale, che a novembre ha perso il 2,6%, peggior dato dalla fine del 2014, in un contesto europeo gravemente scosso dal rallentamento dell’economia mondiale.

Solo un rallentamento, per ora, anche se molti indicatori lasciano presagire che i venti contrari hanno appena cominciato a soffiare e potrebbero, se non contrastati, avvitarsi nella tempesta perfetta. Ovvero in una nuova recessione.

L’economia tedesca nel terzo trimestre ha accusato una flessione dello 0,2%, se pure l’ultimo trimestre del 2018 chiudesse col segno meno la Germania sarebbe tecnicamente in recessione. Per il 2019 Berlino stima ancora una crescita superiore all’1%, più o meno in linea, dunque, con la previsione inserita dal governo italiano nella sua legge di bilancio.

Ovviamente nessuno pensa che Roma e Berlino, vagone di testa e fanalino (quasi) di coda dell’economia europea, possano fare pari e patta sul Pil alla fine del 2019. Conte però è ottimista.

L’evoluzione negativa della congiuntura, sostiene, era prevista; è per questo che il governo si è premunito approvando ”una manovra economica nel segno della crescita e dello sviluppo sociale”.

E’ il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra parlare di ”scenario che rischia di generare effetti molto pesanti sul quadro occupazionale, innescando così un avvitamento verso la recessione”. Per questo, osserva, servono ”investimenti all’altezza su ricerca e innovazione, formazionee trasferimento tecnologico”.

Sbarra denuncia la mancanza di ”un progetto condiviso di seria politica industriale per il nostro Paese” e offre il riscontro della legge di bilancio, che vede calare ”gli investimenti rivolti all’innovazione industriale (Industry 4.0) e l’impegno sulla formazione”.


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