L’intervento agli Stati Generali della Natalità del 27 novembre
Denatalità e calo demografico sono stati al centro delle riflessioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il 27 novembre, nel discorso di apertura degli Stati Generali della Natalità a Roma, Mattarella ha evidenziato il fenomeno del decremento delle nascite, osservando come sono soprattutto le zone decentrate a soffrirne. Tra il 2014 e il 2024, la popolazione dei Comuni periferici è diminuita di oltre il 6% e quella dei Comuni ultra periferici, di quasi l’8%.
Il “rinnovo generazionale debole” – con meno persone in età da lavoro, più persone in età da pensione – nasce, ha sottolineato Mattarella, anche da una contraddizione sociale che vede le giovani generazioni alle prese con occupazioni precarie e “in ritardo” nel trovare casa e fare famiglia.
Il presidente ha osservato che il tema non va letto in contrasto con quello dell’integrazione dei migranti e delle loro famiglie, che con il loro lavoro contribuiscono al benessere della comunità.
Il problema è allora dare concretezza a quanto già dice la Costituzione che, nell’articolo 31, dichiara espressamente di proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù.
Lo stesso 27 novembre Daniela Fumarola, segretaria generale Cisl, ha commentato le parole di Mattarella definendole un “monito” per i decisori pubblici:
Occorre una grande alleanza per affrontare questo declino favorendo tutte le condizioni a sostegno della scelta di fare figli, a partire da un’occupazione stabile, sicura e di qualità, una retribuzione dignitosa, il rispetto dei contratti, servizi capillari ed efficienti per la famiglia, adeguate politiche sociali. (…) Ogni misura che favorisce la conciliazione vita-lavoro, l’accesso alla casa, i servizi per l’infanzia, la parità di genere, è un investimento sul futuro del Paese.
