A proposito di poveri. Uno studio

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Il report a cura di Alleanza contro la povertà in Italia ricorda: ci sono forme diverse di deprivazione

L’Italia delle povertà: dinamiche sociali, risposte pubbliche e racconto dei media” è il titolo del rapporto, presentato di recente a Roma, a cura di Alleanza contro la Povertà in Italia, in collaborazione con Iref e Percorsi di Secondo Welfare. Un corposo volume di 132 pagine osserva, da una prospettiva non banale, un fenomeno che interessa almeno 2,2 milioni di famiglie (dati Istat 2024), se si guarda solo alle condizioni più gravi (povertà assoluta). Si tratta, infatti, dell’8,4% delle famiglie residenti, che vivono con disponibilità economica molto sotto la media; a queste però si aggiungono 2,8 milioni di famiglie in condizione di povertà relativa e altre fasce di popolazione appena sopra questa soglia, ma pur sempre in ristrettezze economiche. Sono quelle considerate “quasi povere” e “appena povere” e la loro presenza, a volte, è quasi “nascosta” tra la gente comune.
Nel loro insieme, famiglie quasi povere e famiglie appena povere costituiscono il 14,2% delle famiglie italiane, mentre i nuclei considerati sicuramente non poveri sono attorno all’80%.

Povertà alimentare, povertà energetica

In questo scenario risultano in aumento, negli ultimi anni, fattori che contribuiscono alla precarietà economica, come il lavoro sottopagato. Se si esamina il fenomeno sotto il profilo della povertà alimentare, emerge che, dopo una flessione continua di sette anni (2016-2022), nel 2023 la percentuale di persone che non riescono ad avere un pasto proteico ogni due giorni ha iniziato a risalire, arrivando al 9,9% sul totale della popolazione nel 2024.
Secondo i dati segnalati nel volume, la povertà alimentare riguarda più spesso chi vive da solo: single, anziani, famiglie monoparentali. Un altro volto della povertà è quella energetica: si misura nella difficoltà di riscaldare a sufficienza l’abitazione e di far fronte alle spese delle bollette e vede le persone sole e gli anziani restano le più esposte (12,9% e 11,6%), seguite dai genitori soli con figli (10,7%).
Il rapporto suggerisce che per affrontare una situazione così articolata sia necessario pensare ad approcci meno schematici e multisettoriali.

Foto di Arno Senoner via Unsplash

Per approfondire:

Le povertà, quello che i dati non dicono