La nota stampa unitaria Cisl Fp, Fp Cgil e Uil Fp per i lavoratori del socio-sanitario accreditato
Un altro emendamento al Decreto lavoro ha suscitato la contrarietà dei sindacati. Si tratta di una proposta di modifica che coinvolge i lavoratori del settore socio-sanitario accreditato e che è stata definita “inaccettabile” dalla nota stampa unitaria di Cisl Fp, Fp Cgil e Uil Fp.
Il comunicato segue le dichiarazioni di contrarietà che la stessa Cisl – e in forme diverse Cgil e Uil – avevano espresso su quell’emendamento che riguardava il Tec, trattamento economico prevalente, e che poi è stato riformulato.
La nota del 9 giugno di Cisl Fp, Fp Cgil e Uil Fp riguarda il comma 2 e il comma 3. Il comma 2 dell’emendamento prevede che, in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro nove mesi dalla loro naturale scadenza, le retribuzioni vengano automaticamente adeguate, a titolo di anticipazione, in misura pari al 50% della variazione dell’indicatore IPCA-NEI. La misura nasce per garantire una tutela minima del potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori, anche in caso di ritardo nel rinnovo dei contratti. Il problema sta nel comma 3: per alcuni settori, tra cui quello delle strutture sanitarie e sociosanitarie accreditate, l’adeguamento economico non scatterebbe in automatico, ma verrebbe demandato alla contrattazione collettiva sulla base di indicatori economici settoriali.
I sindacati denunciano il provvedimento come penalizzante:
Ancora una volta, chi lavora nelle strutture sociosanitarie accreditate viene trattato come una categoria di serie B. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che garantiscono ogni giorno servizi essenziali, assistenza, cura e continuità delle prestazioni a persone fragili, anziane, non autosufficienti, spesso in condizioni di lavoro già segnate da bassi salari, carichi pesanti e contratti rinnovati con ritardi insostenibili. (…) Il messaggio è chiarissimo: il diritto alla tutela economica può valere per tutti, tranne che per chi lavora in un settore già fragile, sottopagato e troppo spesso lasciato ai margini delle politiche pubbliche.
