Una riflessione di Patrizia Egle Messina, responsabile coordinamento Politiche di Genere Fnp Cisl città di Milano, dopo il Consiglio generale del 4 dicembre sui temi dell’invecchiamento
Milano sta cambiando volto. La popolazione anziana cresce in modo costante e la fascia tra i 75 e i 90 anni rappresenta ormai una componente significativa della città. L’allungamento della vita è un traguardo prezioso, ma porta con sé nuove fragilità: vulnerabilità sanitaria, solitudine, difficoltà di accesso ai servizi. Temi affrontati nella tavola rotonda che si è tenuta nel Consiglio generale Fnp Cisl Mm, in quel di Pioltello, lo scorso 4 dicembre, e che ha fotografato con realismo e con uno sguardo propositivo le sfide del presente e del futuro.
A emergere con forza è stato il divario tra i bisogni crescenti degli anziani e le risposte, spesso lente e frammentate, del sistema socio-sanitario. Le lunghe attese per le visite specialistiche (che se vuoi avere in tempi brevi devi pagare da privato), la complessità burocratica, la scarsa conoscenza dei servizi territoriali e i limiti strutturali della presa in carico contribuiscono a rendere la vita degli anziani più difficile di quanto dovrebbe essere.
Quali risposte ai bisogni degli anziani?
In questo scenario, le associazioni svolgono un ruolo sempre più essenziale. Non per sostituirsi alle istituzioni, ma per affiancarle con flessibilità e capacità di ascolto, intercettando i bisogni dove il pubblico fatica ad arrivare. Modelli di collaborazione strutturata tra terzo settore e servizi pubblici sono già realtà in Paesi come Danimarca, Olanda e Svezia, dove la cura integrata e la formazione dei caregiver sono diventati pilastri del welfare contemporaneo.
Proprio la formazione dei caregiver – tema centrale anche per Milano – rappresenta una delle chiavi per garantire una vita dignitosa e sicura agli anziani non autosufficienti. Esperienze come gli “Alzheimer Cafè”, già presenti in città, mostrano come un supporto competente possa ridurre le fragilità e migliorare la qualità della vita delle persone e delle famiglie.
Ugualmente fondamentale è l’inclusione sociale: quartieri che si trasformano in comunità, reti di vicinato, spazi intergenerazionali capaci di arginare la solitudine, considerata ormai uno dei principali fattori di rischio per la salute degli anziani.
Una proposta: partire dalla scuola
Ma uno dei temi più innovativi – e troppo spesso assente dal dibattito pubblico – riguarda il ruolo della scuola. Se vogliamo una società che invecchi bene, dobbiamo cominciare dai bambini. In molti Paesi avanzati, dalla Finlandia al Canada, le scuole promuovono percorsi intergenerazionali: le classi “adottano” un anziano solo del quartiere, partecipano a laboratori sul ciclo della vita e imparano fin da piccoli il valore della cura e dell’empatia.
Accanto a questo, la scuola svolge un ruolo fondamentale nell’educazione alla salute: corretta alimentazione, attività fisica, conoscenza del corpo umano e consapevolezza dei propri stili di vita. Bambini educati a prendersi cura del proprio corpo diventano adulti più attenti al proprio benessere e all’invecchiamento.
Perché non è il semplice aumento del numero degli anziani a rendere una società più ricca, ma la presenza di anziani ancora attivi, autonomi e inseriti nella comunità. Educare all’invecchiamento significa, dunque, investire sul futuro collettivo, costruendo cittadini più responsabili, comunità più coese e un welfare più sostenibile.
Promuovere il benessere degli anziani non è solo una questione sanitaria, ma un progetto sociale che riguarda tutti.
Milano, città che cambia e si reinventa, ha oggi l’occasione di diventare un modello di inclusione. Garantire agli anziani una vita dignitosa, piena di relazioni e di opportunità non è un’utopia, ma una scelta collettiva. Una scelta che parla di futuro.
(Foto di Federico Lancellotti via Unsplash)
Patrizia Egle Messina
responsabile coordinamento
Politiche di Genere Fnp Cisl Città di Milano
